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Pompei (Campania), Italia

Vicolo del Lupanare

Lupa in latino significa prostituta e questo è il meglio organizzato dei numerosi bordelli di Pompei, l’unico sorto con questa specifica funzione: gli altri erano di una sola stanzetta o ricavati al piano superiore di una bottega.

Come tutti i luoghi di prostituzione, anche questo si trova all’incrocio di due strade secondarie. Era provvisto di dieci posti letto, cinque al piano superiore, a cui si accedeva da una scala di legno e attraverso un ballatoio che permetteva di passare di fronte alle celle e cinque al piano terreno, tutte chiuse da una porta di legno e provviste di una latrina. I letti, in muratura, erano coperti da un materasso corto e resistente, che evidentemente non bastava a proteggerli dalle tracce lasciate dalle scarpe dei visitatori e visibili ancora oggi!

La decorazione del lupanare consisteva in quadretti dipinti, che illustravano le diverse posizioni da assumere nei giochi erotici, a richiesta del cliente. Accanto a queste scene si trova raffigurato un Priapo, la divinità della fertilità maschile, che sostiene due falli con le mani, davanti a un albero di fico.

Le prostitute erano schiave, di solito greche e orientali. Il prezzo andava dai 2 agli 8 assi (la porzione di vino ne costava 1) ma il ricavato, dato che le donne non avevano personalità giuridica, andava al padrone o al tenutario del bordello. L’edificio risale all’ultimo periodo della città: in una cella l’intonaco fresco ha catturato l’impronta di una moneta del 72 d.C..

Qui, fu ritrovata una portata di pasta e fagioli mai consumata, testimonianza della vita della città cristallizzata al momento dell’eruzione.