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Pompei (Campania), Italia

Latrina

La latrina, era il luogo per purificare il corpo e -incredibile a dirsi- per parlare di affari in tutta tranquillità. Come recita un graffito in una latrina “Dopo aver goduto dei piaceri della tavola è bene fare un salto qui prima di dedicarsi -poi leggeri- ai piaceri dell’amore”.

Per i Romani l'igiene personale e la cura del corpo erano al primo posto nella vita quotidiana almeno fino all’avvento del cristianesimo, quando anche fare un bagno divenne indice di vanità, dunque un grave peccato. Fra i luoghi dedicati alla cura del corpo e alla purificazione dai fluidi negativi le latrine erano fra i più frequentati, per ovvi motivi.

Per farsi un’idea dell’importanza di queste strutture, basti pensare che nel IV secolo a Roma si contavano ben centocinquanta latrine pubbliche! Nelle città romane i bagni privati erano pochi e solo le famiglie più ricche potevano permettersene uno in casa. Il resto della popolazione usava le latrine pubbliche: queste avevano acqua corrente che attraverso tubazioni in terracotta scaricava i residui in pozzi neri.

Generalmente le latrine erano situate in luoghi coperti da un portico -per riparare dalla pioggia le aree di transito- ma allo stesso tempo sempre aperti, per evitare i cattivi odori. Le prime latrine pubbliche risalgono all’età imperiale.  Ma dove erano situate? Come è ovvio per un italiano che ha bisogno di un bagno pubblico entrare in un bar e chiedere un caffè, così per un antico romano era semplice localizzare una latrina dove un gruppo di servitori attendeva fuori il proprio padrone.

Una vasta rete di bagni pubblici era dislocata nelle terme, edifici aperti a tutti i ceti sociali, nel foro o lungo le vie più trafficate. Sembra incredibile, ma le latrine erano uno dei luoghi più tranquilli per incontrarsi e chiacchierare. Erano ambienti rettangolari con sedili di pietra, di marmo o di legno che correvano lungo le pareti sospesi su una canaletta per il deflusso delle acque nere. Spesso due mensole perpendicolari permettevano di stare più comodi, appoggiando le braccia, ma anche di mantenere la dovuta distanza col vicino. Nelle latrine più lussuose anche le pareti erano affrescate e decorate da nicchie con statue, ma anche altari, come quello della Fortuna a Ostia. La dea da invocare in questi casi era Carnea, che favoriva i bisogni corporali e la purificazione, insieme a Igea, dalla quale proviene proprio la parola “igiene”.

Anche pregare, dentro una latrina, non era affatto disdicevole. Davanti ai sedili scorreva acqua pulita che serviva a lavarsi dopo aver espletato i bisogni. Per questa funzione si usavano delle spugne col manico e spesso questo compito era affidato agli schiavi che attendevano pazientemente all’esterno reggendo gli indumenti del padrone mentre questi espletava i suoi bisogni.