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Edificio di Eumachia

La sacerdotessa Eumachia patrona dei lavandai, fece costruire a sue spese questo edificio durante il regno dell’Imperatore Tiberio (14-37 d.C.), ma la facciata visibile oggi, con un bellissimo portale rettangolare in marmo decorato fu creata dopo il 62 d.C.. Le nicchie sulla facciata accoglievano statue che celebravano la casa imperiale, e il marmo del portale ricorda le strutture sorte di Roma nell’età di Augusto. Nell’edificio si entra dalla parte del foro. All’interno c’era un portico colonnato.

Tintori di stoffe e lavandai, chiamati fullones, avevano la sede della loro corporazione in questo edificio che fu dedicato, come si legge sull’architrave del portico, alla Concordia Augusta, a cui era stata dedicata una statua, posta nel portico insieme a quelle che rappresentavano personaggi della famiglia imperiale. Naturalmente non mancava la statua di Eumachia (l’originale si trova al museo di Napoli).

Come nelle fullonicae, anche in questo luogo, in prossimità dell’ingresso, era murata una giara in cui si urinava salendo su una scaletta: l’uso dell’urina, candeggiante e sgrassante per tessuti, fu tassato dall’imperatore Vespasiano.