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Pompei (Campania), Italia

Teatro Grande

Il Teatro Grande fu costruito nel II secolo a.C.. Per realizzare le gradinate a ferro di cavallo (la cavea) fu sfruttata la cavità naturale del pendio. La cavea era distinta in 3 zone: più vicini all’orchestra si vedono quattro gradini continui rivestiti di marmo, riservati ai musicisti e ai personaggi più importanti della città. Dietro c’erano 20 ordini di sedili di pietra. Purtroppo di queste massicce strutture restano solo pochi frammenti. Uno riporta ancora il numero del posto: a ogni persona quindi, erano riservati solo 40 cm!

La gradinata superiore, divisa in sette settori e sostenuta da un corridoio ad anello, fu aggiunta, insieme ai palchetti sopra gli accessi laterali, durante il regno dell’Imperatore Augusto, così il teatro poté accogliere circa 5.000 spettatori. Tutta la gradinata era protetta da un muro che faceva da sostegno al velario, un enorme tendone mobile che serviva a riparare il pubblico dal sole e dalle intemperie.

Il palcoscenico e la scena decorata con di marmi e statue, risalgono al restauro del 62 d.C., dopo il terremoto che aveva colpito Pompei.

Le opere rappresentate nel teatro erano probabilmente le Atellanae (farse popolari nella lingua osca, parlata fra la Campania e l’Abruzzo) le commedie di Plauto e Terenzio, i mimi e i pantomimi con danza e musica. Durante gli intervalli delle rappresentazioni a volte, si spruzzava dell’acqua profumata sugli spettatori. Quando queste aspersioni erano in programma, venivano annunciate sui manifesti.

Il grande spazio porticato su 4 lati, in prossimità del teatro, doveva essere una sorta di foyer. Ne parla Vitruvio nel De Architectura. Qui gli spettatori dei due teatri vicini (il teatro Grande e il Teatro Piccolo) potevano passeggiare negli intervalli tra gli spettacoli o ripararsi in caso di pioggia.

Proprio qui sono state ritrovate alcune armi: probabilmente l’edificio, negli ultimi anni della città, fu adibito a caserma dei gladiatori.