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Assisi (Umbria), Italia

Basilica superiore di San Francesco
interno

L'esterno della basilica è ancora romanico, nonostante qualche elemento di gotico internazionale, ma all’interno il carattere gotico è accentuato da colori vivaci e forme slanciate. La navata è unica, con transetto e abside, coperta da alte volte a crociera. Al contrario della Basilica Inferiore, la chiesa superiore è illuminata da grandi finestre e dallo splendido rosone della facciata. La Basilica vanta anche la più grande raccolta di vetrate medievali in Italia: quelle nell’abside furono create da artisti provenienti dalla Germania e quelle nel transetto e nella navata da artigiani francesi e locali nel XIII secolo.

La fascia superiore delle pareti della navata fu lasciata completamente liscia, proprio perché diventasse lo spazio destinato al racconto della Bibbia per i poveri, con affreschi che avevano il fine di esaltare la figura di San Francesco. Ciò che rende celebre, unico e preziosissimo questo luogo infatti, sono i meravigliosi affreschi, opera di artisti di altissimo livello, che hanno fatto della basilica una delle testimonianze più importanti dell’evoluzione dell’arte del Duecento e del Trecento in Italia e in Europa

La loro datazione non è ancora chiara; il ciclo di affreschi si collega alle vicende delle fazioni contrapposte dei frati “conventuali” e “spirituali”; questi ultimi, rifacendosi allo stile di vita di Francesco, si rifiutavano di arricchire con opere d’arte i luoghi di culto francescani. In ben due Capitoli (gli incontri dei massimi esponenti dell’ordine) si decise che la basilica sarebbe stata “aniconica”, cioè senza immagini della divinità, ma papa Niccolò IV, il primo papa francescano, iniziò a raccogliere offerte per la decorazione della chiesa e nel 1288 iniziò a farla decorare, dichiarandola “cappella papale” e quindi annullando le esigenze di sobrietà dei francescani. Alcuni studiosi sostengono però che la decorazione della basilica sia iniziata quasi 20 anni prima, ma gli affreschi più antichi, in realtà, si trovano nella Basilica inferiore.

Matteo d’Acquasparta, un generale dei Francescani, formulò la decorazione e stabilì che le storie dell’Antico e del Nuovo Testamento dovevano essere sistemate nella fascia più alta, mentre la zona inferiore, più vicina ai fedeli, doveva ospitare le Storie di San Francesco
Anche Cimabue fu chiamato alla fine del 1200 a realizzare i cicli pittorici: fu scelto per la fama che aveva acquistato a Roma e il suo arrivo ad Assisi fu l’iniziatore della commissione a prestigiosi artisti fiorentini. Si occupò di affrescare le pareti del transetto e del coro: i suoi affreschi oggi sono quelli maggiormente danneggiati, a causa del processo di ossidazione subito dalla biacca (il bianco ricavato dal piombo) che li fa apparire come un negativo fotografico.

La scena più interessante è quella della Crocefissione, nel transetto sinistro: i gesti drammatici dei personaggi attraggono l’attenzione verso la croce, considerata il fulcro del pensiero francescano. 

Ma fu proprio Giotto, secondo Vasari o Ghiberti, i testimoni più illustri del tempo, a realizzare il ciclo di affreschi nella fascia inferiore delle pareti della basilica, anche se qualcuno ha pensato che parlando della “parte di sotto” Vasari si riferisse alla basilica inferiore. 
All’inizio del XX secolo l’attribuzione a Giotto degli affreschi era stata messa in discussione da alcuni studiosi inglesi e anche dopo il recente restauro in seguito al terremoto sono stati sollevati dei dubbi.

Secondo queste teorie, la mano di Giotto sarebbe solo nella basilica inferiore, l’unico luogo dove si individua la stessa tecnica utilizzata a Padova nella Cappella degli Scrovegni. La questione è ancora aperta, ma è bello pensare che nella Basilica Superiore il realismo dei gesti e delle fisionomie, la bellezza delle scene, la prospettiva, siano frutto del genio rivoluzionario che era l’artista medievale.

In ogni caso, le scene non hanno tutte la stesso qualità d’esecuzione, prova del fatto che sicuramente furono dipinte a più mani, probabilmente dai numerosi aiutanti della sua bottega che servivano a Giotto per portare avanti una tale mole di lavoro. Le soluzioni restano comunque altamente innovative: l’uso del chiaroscuro dà l’effetto della profondità, gli scorci delle architetture fanno da scenario e modellano gli spazi in cui i personaggi si muovono, la rivoluzione sta anche nel fatto che per la prima volta, alcuni di loro danno le spalle al pubblico!

Tutta la fascia centrale della navata, è splendidamente decorata con le immense scene che rappresentano le Storie di San Francesco: 28 scene tratte dalla “Legenda Maior” di San Bonaventura, la biografia ufficiale del santo alla fine del XIII secolo.

È una grandiosa narrazione per immagini, un immenso racconto che si snoda come fosse un fumetto lungo le pareti, generando stupore ancora ai giorni nostri. In basso, all’altezza dello spettatore sono dipinti finti tendaggi, mentre le scene sono divise da finte architetture. 
Ogni scena affrescata misura poco più di 2 metri in larghezza e quasi tre metri in altezza. Il racconto inizia dall’altare in senso orario, passando dalla controfacciata e tornando al punto di partenza e narra la vita di San Francesco, dagli anni della gioventù alla morte, fino ai presunti miracoli postumi, alternando episodi storici e leggende agiografiche.

L’effetto che gli affreschi fecero quando furono mostrati per la prima volta, fu sorprendente, le novità erano rivoluzionarie e rompevano drasticamente con la pittura bizantina a cui il pubblico era abituato all’epoca: niente più oro, niente più immagini immobili, niente simboli incomprensibili alla gente comune, ma scene riconoscibili, tratte da quella vita quotidiana che per secoli era stata esclusa dalla pittura.

Il ciclo delle storie di San Francesco, appare diviso in tre gruppi: i primi sette episodi raccontano la conversione di San Francesco fino all’approvazione della Regola, al centro si trova il gruppo principale di pannelli che illustrano la storia dell’ordine francescano fino alla morte di Francesco, gli ultimi sette pannelli raffigurano i funerali e la canonizzazione del santo, insieme ai miracoli che fece dopo la morte. 

Il primo gruppo riguarda quindi San Francesco prima della nascita dell’ordine Francescano, il secondo il santo insieme all’Ordine, il terzo, l’ordine che prosegue l’opera di Francesco.

Nell’“Omaggio dell’uomo semplice”, la scena è raffigurata con una tale perfezione da poter riconoscere distintamente la piazza di Assisi, il palazzo comunale e il tempio di Minerva, con gli edifici che creano un fondale realistico, costruito secondo misure precise.

Uno degli affreschi più celebri è “Francesco che dona il mantello a un povero”, qui il colore bianco del cavallo e delle colonne è diventato nero per essersi ossidato; il fondale è un paesaggio, raffigurato ancora in maniera arcaica, secondo lo stile bizantino.

Francesco che rinuncia ai beni terreni” è un’altra scena celebre; qui le persone sono divise in due gruppi ben riconoscibili: quello del padre rappresenta il passato, l’altro il futuro di Francesco, raffigurato con le mani alzate verso la mano di Dio. Ma la vera rivoluzione sta nel fatto che ci siano tra la folla due bambini: si tratta dei primi bambini nell’arte medievale che non rappresentino Gesù.

Uno degli episodi più famosi è quello del “Natale di Greccio”; fra i primati di Francesco c’è anche quello di essere stato l’inventore del presepe: infatti proprio in questo paesino in provincia di Rieti, decise di rievocare la nascita di Gesù con personaggi in carne e ossa! La scena è anche uno straordinario documento dell’epoca: nessun pittore era mai stato tanto pieno di realismo.

Lo spazio riservato allo spettatore è quello che di solito era dei sacerdoti, il ciborio ricorda quelli di Arnolfo di Cambio, i frati cantano guardando un leggio e la croce pende verso la navata, sostenuta sapientemente, intanto le donne, che non possono entrare, si accalcano sulla porta. Un’altra scena molto nota è quella del lupo di Gubbio, che terrorizzava la città e fu ammansito da Francesco che lo rese amico degli abitanti.

Le storie, ognuna con il titolo in basso, sono tutte ambientate nel mondo medievale. I personaggi si muovono all'interno di paesaggi cittadini e naturalistici con un formidabile senso realistico. In tutte le scene San Francesco non viene raffigurato con le dimensioni gerarchicamente aumentate o frontalmente, come in passato, ma è come tutte le altre persone, tranne che per il particolare dell’aureola. Attraverso i personaggi dipinti si può osservare quale fosse la moda dell’epoca.

Giotto e Cimabue non furono però i soli artisti che parteciparono ai lavori: nel transetto lavorò un maestro gotico, forse francese o inglese, detto per questo Maestro Oltremontano, che creò una pittura che si innestava nelle architetture comunicando con la struttura. Poi due pittori romani, dallo stile paleocristiano e un maestro non identificato, forse un pittore di Assisi, chiamato “Maestro della Cattura”, insieme al “Maestro di Isacco”, che dipinse le storie del Vecchio Testamento e che da alcuni fu identificato proprio con Arnolfo di Cambio, o con lo stesso Giotto.

La Basilica superiore costituì il modello per chiese francescane come la basilica di Santa Chiara ad Assisi, ma anche ad Arezzo, Cortona, Napoli e persino in Francia ad Angers.

Il terremoto del 26 settembre 1997, causò profonde lesioni alla basilica. 
Alcune parti della volta crollarono, uccidendo quattro persone; 130 metri quadri di affreschi medievali furono ridotti in frammenti. Dopo due anni di restauri, in parte realizzati con l’ausilio della realtà virtuale, che riuscirono a portare parte degli affreschi al loro antico splendore, la basilica fu riaperta al pubblico.