72729

Basilica inferiore di San Francesco
esterno

Alla Basilica inferiore, proprio per via della pendenza del colle, si accede dal lato sinistro della navata, attraverso un elegante e imponente portale “strombato” del Duecento.

Il simbolo più caro a Francesco, che ancora contraddistingue l’ordine francescano, è il Tau, l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico, che ricorda una croce; non a caso la pianta della chiesa è a forma di Tau. La basilica di San Francesco fu eretta nel luogo indicato dal santo per la propria sepoltura: la collina inferiore della città, chiamata Collis Inferni (il colle dell’Inferno) perché qui venivano sepolti i "senza legge", condannati dalla giustizia.

Francesco fu proclamato santo nel luglio del 1228, solo due anni dopo la sua morte e già dal giorno dopo, sotto la soprintendenza di Frate Elia, uno dei suoi seguaci, iniziò la costruzione dell’imponente basilica che doveva custodire i suoi resti. Fu realizzata proprio su quel colle, che da quel momento si chiamò Collis Paradisi. La Basilica è stata dichiarata dall’Unesco, patrimonio dell’Umanità.

In origine l'edificio era probabilmente un’aula rettangolare dall’estrema semplicità, secondo il modello francescano. Il corpo del santo fu deposto in un sarcofago sotto l'altare maggiore, con i suoi compagni più cari ai quattro angoli della cripta.

Gli affreschi lungo il braccio trasversale risalgono al Seicento, la navata centrale racconta le storie della vita di San Francesco e della Passione di Cristo, perdute in parte quando furono aperte le cappelle laterali, realizzate probabilmente da un maestro umbro. Una di queste, quella della Maddalena a destra della navata, fu affrescata da Giotto nei primi anni del 1300.

Secondo il racconto tratto dalla “Legenda aurea” di Jacopo da Varazze, Giotto portò ad Assisi i progressi e la nuova tecnica che aveva elaborato lavorando a Padova nella Cappella degli Scrovegni, oltre che numerosi collaboratori, data la mole del lavoro. Forse gran parte della realizzazione fu delegata alla nutrita bottega, che non mancò di diffondere lo stile del maestro anche nelle chiese della zona.

Al culmine della navata, il presbiterio ospita al centro il maestoso altare papale gotico, proprio in corrispondenza della tomba di Francesco, mentre in alto, al centro del presbiterio, opera di un pittore che si ispirava a Giotto, sono raffigurati il santo e l’allegoria di “obbedienza”, “povertà”, “castità”, i pilastri della regola francescana.

Tutte le pareti del presbiterio sono completamente affrescate dai maggiori esponenti della pittura italiana dell’epoca: Cimabue, che realizzò la Vergine in Maestà con Bambino, quattro angeli e San Francesco sulla parete destra; Giotto, autore della Crocifissione, sulla parete sinistra; Pietro Lorenzetti che affrescò le storie dell’infanzia e della passione di Cristo e infine Simone Martini, a cui si deve una Madonna con bambino fra i santi.

Un’altra cappella ospita alcuni oggetti appartenuti al santo, venerati come reliquie. A metà della navata una scalinata dà accesso a uno dei luoghi più suggestivi: la cripta che custodisce il corpo del santo. È un luogo assolutamente povero e spoglio, come avrebbe voluto il Francesco.

Lungo la scalinata si trova la tomba della nobildonna Jacopa de’ Settesoli, sua cara amica e sostenitrice. Sopra l’altare, protetto da una grata, si trova il sarcofago e intorno, quelli dei quattro compagni a lui più cari. La tomba è illuminata da una semplice lampada a olio, che viene alimentata a rotazione dalle regioni d’Italia.