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Cappella Sistina: La volta

di Michelangelo Buonarroti

Nella parte centrale della volta, sopra le nostre teste quasi come un ammonimento, Michelangelo descrive la storia dell’umanità, dalla creazione alla caduta. La via per la salvezza è chiara e ben visibile, sta all’uomo scegliere!

Le storie dalla Genesi sono nove:

  • la Separazione della luce dalle tenebre;
  • la Creazione degli astri e delle piante;
  • la Separazione della terra dalle acque;
  • la Creazione di Adamo;
  • la Creazione di Eva;
  • il Peccato Originale;
  • la Cacciata dal Paradiso Terrestre;
  • il Sacrificio di Noè;
  • il Diluvio Universale;
  • l’Ebbrezza di Noè;

Michelangelo iniziò a dipingere al contrario rispetto all’ordine cronologico, così partì dal fondo della cappella, con le storie di Noè, quelle più recenti, andando a ritroso nel tempo, fino alla Creazione.

Questa decisione non fu casuale. L’artista era molto influenzato dalle teorie di Platone. Secondo il filosofo Greco, l’uomo si doveva liberare della prigione del corpo per tornare alla sua origine divina. E così fece Michelangelo, rendendo il suo lavoro tormentato un cammino all’inverso fino alle origini dell’umanità.

Come nel racconto della Genesi, la storia dell’Universo inizia con Dio che separa la Luce dalle Tenebre. Per Michelangelo la natura non esiste oppure è nemica dell’uomo, come nel Diluvio. La creazione allora diventa un atto violento e pieno di movimento. Dio nel primo riquadro è immenso, quasi fuoriesce dai confini dell’affresco.

Man mano che crea, la sua immagine si fa sempre più piccola. Anche questo non è un caso: Michelangelo si è rifatto a una teoria rabbinica secondo la quale prima che esistesse l’Universo, Dio riempiva tutto. Con la Creazione, Dio pian piano si ritrae per lasciare spazio al Creato, proprio come nella Volta.

Il racconto sembra un enorme fumetto. Il Creatore compare contemporaneamente di spalle o di fronte, per dare l’idea di un rapido movimento e della simultaneità con cui tutto viene creato. È un modo per dimostrare come l’onnipotente sia dappertutto e veda tutto.

Nulla è casuale nella Creazione dell’Universo, come in quella della Sistina, così il Sole rappresenta Gesù che brilla di luce propria e la Luna la Chiesa, che brilla di luce riflessa. Gli angeli intorno a Dio rappresentano sia le Quattro Stagioni che i Quattro elementi.

Il Creatore è raffigurato di spalle per ricordare a chi guarda che la vita resta un mistero per l’uomo.

Al centro della Creazione e della narrazione si trovano l’uomo e la donna. Dio, come racconta la Bibbia, crea prima l’uomo, lo plasma col fango e poi gli infonde il suo spirito.

Michelangelo rappresenta sia Dio che Adamo col braccio teso in una posizione simmetrica, proprio per dimostrare che l’uomo è fatto a sua immagine e somiglianza. Adamo, sembra un atleta dell’antichità, è ancora immobile, e il suo corpo è abbandonato sulla terra, per ricordare che è da lì che proviene.

Quella delle due dita che si sfiorano mentre Dio infonde la vita ad Adamo è l’immagine più conosciuta della Sistina, tanto da essere diventata una delle più celebri e copiate al mondo.

Nei tratti di Adamo si ritrova tutta la cura per i corpi umani, tipica del Rinascimento, per sottolineare che l’uomo deve aspirare alla perfezione. Dio invece viene rappresentato come un vecchio, ma comunica all’uomo la propria potenza creativa, la stessa che Michelangelo sentiva di avere come artista.

Nella scena della creazione di Eva, i tre personaggi formano un triangolo, e Dio è sempre al vertice. La donna nasce da una costola dell’uomo addormentato. Michelangelo la rappresenta come se venisse fuori dal corpo di Adamo, per evidenziare che le due creature sono indivisibili.

La storia della Caduta dell’Umanità inizia con la Tentazione. Ma Michelangelo non dipinge una mela, come ci aspetteremmo, né un melo, come voleva la tradizione legata al fatto che “Melo” in latino si diceva malum che significava anche “male”. Qui l’albero del peccato è un fico.

Lo scelse per due ragioni: perché le foglie di fico furono i primi indumenti per coprire le nudità dopo la cacciata dal Paradiso, ma anche perché il fico veniva considerato dai rabbini come l’albero della Sapienza, sotto al quale i dotti studiavano la legge.

Il tentatore, secondo Michelangelo, è metà donna e metà serpente, per sottolineare che chi viene tentata per prima è la donna, per questo il serpente, sinuoso e attraente mentre si avvolge al tronco, ha le sue sembianze.

La conseguenza è la Cacciata dal Paradiso Terrestre, raccontata nel riquadro successivo. L’angelo fa lo stesso gesto del tentatore, ma questa volta non è un gesto d’attrazione, rappresenta l’inesorabile allontanamento dall’Eden.

I due accettano con dolore la propria sorte, Adamo cerca con le mani di allontanare l’ira e la spada dell’angelo, mentre Eva si nasconde completamente dietro di lui.

Nelle scene seguenti l’umanità ha ricoperto ormai gran parte della terra e Michelangelo prosegue il racconto insistendo sul destino tragico dell’uomo.

La scena del diluvio è disperata e drammatica. Gli uomini lottano senza speranza contro gli elementi, e non sanno che solo Noè, scelto da Dio, sopravviverà alla furia delle acque. Così ognuno, raccolte le sue povere cose, portando in spalla i familiari, cerca di raggiungere un luogo in altura, sperando nella salvezza.

Poco più in là, un’altra parte di umanità speranzosa si affolla su un’isoletta, alcuni tendono le mani in un ultimo disperato gesto di solidarietà, per aiutare chi si trova ancora nell’acqua. Ma l’Arca, ben salda, accoglie solo Noè, la sua famiglia e gli animali mentre le altre barche affondano sotto il peso degli essere umani impauriti e la forza delle calamità naturali.

Mai come in questo racconto l’acqua è simbolo di cambiamento e di redenzione: spazza via il male e porta verso una nuova vita dopo il diluvio.

La speranza sembra rinascere con la scena dell’ebbrezza di Noè, tratta dal racconto secondo il quale era stato lui il primo a coltivare l’uva e ad ubriacarsi. Il protagonista torna a zappare, per dare di nuovo vita alla terra devastata dal Diluvio.

Questa fu la prima scena ad essere dipinta da Michelangelo.

Osservando la narrazione al contrario, dal fondo, man mano che si arriva verso l’inizio del racconto, sull’altare, le scene si fanno sempre più ariose e meno cupe, quasi in una sensazione di sollievo; le figure sono più grandi e più semplici, fino a che tutto non viene riempito solo dal chiarore dell’immagine di Dio.

La Cappella Sistina diventa così un prezioso manoscritto magico, che si legga partendo dall’inizio o dalla fine, ognuno vi troverà se stesso.