Villa Doria Pamphilj

 

Villa Doria Pamphilj è un susseguirsi di scorci sorprendenti e dimore storiche immerse nella vegetazione lussureggiante di una delle aree verdi più grandi della città. Con un perimetro di 6,5 km e 184 ettari di estensione, oltre a essere un parco infatti, è una splendida villa monumentale, talmente verdeggiante che non è un caso che fosse conosciuta anche come “Bel Respiro”.

Uno degli accessi a Villa Doria Pamphilj è Piazza di San Pancrazio. Di questo luogo si parlava già nel Medioevo: gli itinerari (le antiche “guide”) dei pellegrini, segnalavano a coloro che arrivavano da Nord il Santuario di San Pancrazio, una bellissima chiesa che trovandosi su una via di pellegrinaggio poteva offrire accoglienza ai viandanti nel suo monastero e che nei sotterranei aveva anche una Catacomba ricca di affreschi preziosi.

All’interno del cimitero sotterraneo oggi sono visibili graffiti, tracce di pitture antiche e numerosissimi loculi che rendono i suoi angoli bui ancora più misteriosi.

Quando la tenuta costeggiata dalla via Aurelia venne acquistata da Panfilo Pamphilj nel 1630, all’interno esisteva solo la Villa Vecchia, l’edificio più antico, ma tra il 1644 e il 1652, sotto il pontificato di Innocenzo X Pamphilj, gli architetti Algardi e Grimaldi costruirono il complesso della Villa Nuova, che diventò la residenza di Camillo Pamphilj, nipote del papa.

La villa all’inizio era divisa in tre parti: il palazzo e i giardini (pars urbana), la pineta (pars fructuaria) e la tenuta agricola (pars rustica) ma la famiglia Pamphilj fece progettare e costruire anche il cosiddetto “Casino di Allegrezze” che doveva ospitare feste e grandi ricevimenti mentre intorno al Palazzo furono sistemati il parco e i “Giardini di delizie” dove per anni si svolsero i giochi e i passatempi della nobiltà romana.

Lo scenario doveva essere incantevole per l’incredibile quantità di piante rare e fiori tenuti con tale cura e così abbondanti da essere usati per estrarre profumi. Per non contare aranci, limoni, cedri e lecci, sui quali facevano il nido piccoli uccelli variopinti di varie specie e provenienti da luoghi lontani.

Completavano lo scenario numerose fontane progettate quasi tutte da Algardi, alimentate da un acquedotto romano che papa Paolo V aveva fatto ristrutturare alla fine del XIV secolo e che aveva preso il nome di Acquedotto Paolo.

Fra pioppi, pini, nel folto dei boschi e nelle radure, correvano liberi cervi, daini, fagiani e molte altre specie di animali tenuti qui appositamente per divertire gli invitati che si dedicavano alla caccia, lo sport preferito dalla nobiltà.

Oggi, entrando da Porta S. Pancrazio, si incontra subito l’Arco dei Quattro Venti. Poco più avanti si staglia la Palazzina Corsini che risale al XVIII secolo e apparteneva alla settecentesca Villa Corsini.

Da qui si ha una vista mozzafiato sulla Valle dei Daini, dove questi animali correvano in libertà e che fu bonificata nel 2000 dopo decenni di incuria.

Oltre la pineta si trova la Fontana del Giglio, caratterizzata da giochi d’acqua che confluiscono nel Laghetto del Belvedere, un bacino naturale che nel corso degli anni ha subito modifiche e ampliamenti senza che però fosse variato l’apporto idrico. Solo un restauro recente ha migliorato l’afflusso e il deflusso dell’acqua, mentre sono stati risistemati i sentieri storici e realizzati dei “belvedere”.

La Cappella Doria Pamphilj, poco distante, fu l’ultimo degli edifici costruiti nella villa tra il 1896 al 1902.

La Villa Vecchia o Casino di Famiglia, l’edificio originario, si trova sul lato di via Aurelia Antica che in questo tratto costeggia i resti dell’Acquedotto Traiano-Paolo, i cui materiali furono “riutilizzati” per costruire la villa.

I giardini della Villa Vecchia erano famosi per la massiccia presenza di alberi di agrumi e alla fine dell'800 apparivano come percorsi con ampie curve che racchiudevano vari tipi di alberi, aiuole fiorite a disegno e molte palme che davano un aspetto esotico. La parte Ovest della Villa ricorda la campagna romana ed è un ottimo posto per oziare, passeggiare o praticare sport all’aperto.

Villa Doria Pamphilj, per la sua posizione, custodisce anche interessanti resti archeologici; fra questi una necropoli romana nella quale furono trovate due tombe di età Augustea, decorate con splendidi affreschi che si possono ammirare al Museo Nazionale Romano; su una collinetta, sempre nella parte Ovest, si trova il Casale di Giovio di età medievale, costruito su un tempietto funerario romano.

Ampliamenti e modifiche interessarono Villa Doria Pamphilj intorno alla metà dell‘800, ma nel 1960 la villa fu inesorabilmente divisa in due dall’apertura di un tratto di strada a due corsie, intitolata a Leone XIII.

Nel 1967 il complesso fu acquistato dallo Stato e dal Comune di Roma e fu finalmente aperto al pubblico. Oggi è il luogo ideale per l’ozio, per i picnic, per fare sport all’aria aperta o semplicemente per passeggiare in un’oasi verdeggiante nel cuore caotico di Roma.