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Senato

Poco oltre la Basilica Emilia ci si ritrova in uno spazio aperto: sembra difficile da immaginare, ma questa piazza con i suoi monumenti era il cuore politico di Roma e forse di tutto il mondo allora conosciuto.

Il grande edificio di mattoni, dall’aspetto anonimo, affacciato sulla piazza è la Curia Giulia, la sede del Senato. Fu iniziata da Giulio Cesare e terminata da Augusto suo successore e primo imperatore di Roma.

Il Senato era l’organo di governo fondamentale e rappresentava la saggezza ed il potere di Roma. Ospitava oltre 300 senatori che sedevano lungo i gradini ai lati della sala, al centro vi era il podio della presidenza. I senatori vestivano tutti una loro caratteristica toga bianca, ornata da bordi rosso porpora, talmente lunga che veniva ripiegata e appoggiata sul braccio sinistro. Tutti i cittadini romani poteva indossare la toga, ma generalmente lo facevano solo in occasione di feste religiose o cerimonie mentre per i Senatori questa era un segno distintivo.

Facevano parte del Senato solo gli uomini di un certo prestigio e con una grande esperienza alle spalle. Non a caso il nome deriva proprio dal termine latino “senex” – anziano. Comunque non mancarono le eccezioni, come nel caso dell’imperatore Caligola che secondo la leggenda fece senatore il suo cavallo! In realtà era un atto provocatorio per esprimere il suo totale disprezzo per il Senato e dimostrare che poteva essere migliorato persino da una bestia.

Entrando in quest’edificio così maestoso, due cose colpiscono la vista: lo splendido pavimento e la spettacolare altezza del soffitto. Il pavimento è sontuoso, realizzato con marmi preziosissimi in uno stile tipico della tarda antichità, con disegni geometrici e floreali.

La seconda cosa che colpisce è la straordinaria elevazione dell’edificio, alto ben 21 metri. In realtà non aveva piani superiori, qual era allora lo scopo di tanta altezza? Il Senato era un luogo altamente rappresentativo perciò doveva esprimere con la sua mole tutta l’importanza e la grandezza di Roma. Ma era così alto anche per questioni legate all’acustica: le orazioni dei Senatori erano fondamentali e l’altezza era un espediente perché le voci venissero amplificate e potessero essere udite chiaramente da tutti i componenti dell’assemblea.

Qui si decideva del futuro di Roma, con importanti ripercussioni su tutto l’Impero anche a migliaia di chilometri di distanza. È facile immaginare quindi le discussioni, le urla e i discorsi degli abilissimi oratori togati che si tennero in questo luogo per secoli.

La piazza che si apre di fronte alla Curia veniva chiamata “Comizio” ed era il centro politico e giudiziario della città fino ai tempi di Giulio Cesare. Qui si svolgevano le riunioni popolari per discutere le leggi. Probabilmente sulla piazza esistevano degli spalti di legno, dove i Romani si sedevano per discutere. Sul lato opposto c’era la tribuna da dove parlavano gli oratori. Le decisioni dovevano essere prese di comune accordo tra il popolo, che si riuniva nel Comizio appunto e il Senato, per questo la piazza e la Curia sembrano dialogare fra loro.