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Orvieto (Umbria), Italia

Chiesa di San Domenico

 
 

La storia della chiesa di San Domenico a Orvieto è decisamente singolare, e spiega perché la sua conformazione odierna appaia diversa da quella di qualsiasi altro edificio sacro.

L’attuale chiesa, infatti, di dimensioni piuttosto ridotte, è quel che rimane di una struttura molto più grande, che sfiorava i  90 mt di lunghezza.

La Chiesa di San Domenico dopo l’intervento del ‘900

Per comprendere bene a cosa ci si trovi davanti, quando si guarda la chiesa di San Domenico, bisogna aver presente che molte chiese cattoliche venivano edificate con pianta a croce latina, quindi lungo due assi che si intersecano, uno più lungo dell’altro, proprio come in un normale crocifisso.

Ebbene, quello che noi vediamo oggi ancora in piedi è solo il segmento più corto, cioè il transetto, di quella che una volta era l’originaria chiesa.

Il segmento più lungo, ad eccezione dell’abside, fu infatti abbattuto negli anni ‘30 del novecento, per far posto all’Accademia Femminile di educazione fisica, un istituto di rilievo nazionale voluto dal regime fascista dell’epoca.

L’attuale aspetto della chiesa

Questo vero e proprio cambio di prospettiva ha fatto sì che l’attuale entrata principale si trovi su quella che un tempo era solo una facciata laterale della chiesa.

Ciò non toglie, però, che si tratti di un’entrata davvero magnifica sotto l’aspetto estetico, vivacizzata dall’alternarsi cromatico delle fasce in travertino e in basalto che contornano i pilastri, il portale, il rosone e l’alta bifora in stile gotico.

L’attuale portale apparteneva all’antica chiesa di Santo Spirito degli Armeni ed è valorizzato dalla lunetta, che reca un pregevole affresco trecentesco di scuola umbra raffigurante la Vergine con il Bambino.

L’intera struttura dell’edificio è realizzata con la locale pietra tufacea.

La cattedra di San Tommaso e il sepolcro arnolfiano

Come abbiamo visto, l’attuale conformazione della chiesa di San Domenico in Orvieto non risponde ai canoni architettonici più consueti, poiché è figlia degli eventi, più che di un preciso disegno progettuale.

Per questo, anche gli interni della chiesa lasciano un istante di vago disorientamento al primo sguardo. Non di meno, le reliquie e le opere d’arte in essi contenute regalano emozioni uniche al visitatore.

Nella cappella laterale, infatti, è custodita la cattedra da cui San Tommaso d’Aquino teneva le sue lezioni di teologia, assieme al crocifisso in legno attraverso il quale, secondo la tradizione, il santo udì la voce di Dio.

Un altro elemento di grande interesse è il sepolcro del cardinale Guillaume De Braye, realizzato dal grande architetto e scultore toscano Arnolfo di Cambio. Il monumento, ricco di pregevoli particolari istoriati, culmina con una scultura della Madonna con Bambino che riprende un modello romano di secoli precedenti.

Di notevole rilievo è anche la Cappella Petrucci, a cui si accede dall’attuale presbiterio. In particolare, il suo pavimento policromo rappresenta il primo esempio di utilizzo della maiolica sul territorio della città.

Dove arte e storia si incontrano

La chiesa di San Domenico, edificata pochi anni dopo la morte del santo, era un tempo annessa ad un convento e rappresenta una delle più antiche chiese dell’Ordine domenicano.

Facilmente raggiungibile a piedi dal centro, si trova in piazza XXIX marzo, a pochi passi dal parcheggio di via Roma e dalle fermate dei locali mezzi pubblici. 

Una meta che racconta un pezzo importante della storia della città, mostrando a turisti e appassionati delle autentiche gemme del patrimonio artistico orvietano.