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Firenze (Toscana), Italia

Santa Maria del Fiore (Duomo di Firenze)

 

Con la sua mole gigantesca – e quasi fuori misura - la cattedrale di Santa Maria del Fiore si impone come una presenza sovrastante nella spettacolare cornice del centro religioso cittadino, che il Battistero e il campanile di Giotto vanno a completare.

È stata la più grande chiesa d’Europa quando fu ultimata, nel Quattrocento, ed è oggi la quinta in assoluto per grandezza – dopo San Pietro, la cattedrale di Saint Paul di Londra, il duomo di Siviglia e quello di Milano. È il risultato di 170 anni di lavoro, e dell’opera corale e appassionata di molte generazioni di artisti e architetti. Ciò che vediamo oggi è il prodotto di una serie innumerevole di trasformazioni: ampliamenti, aggiunte, modifiche che hanno dato vita a una delle più entusiasmanti vicende della storia dell’arte di tutti i tempi.

Alla fine del Duecento, Firenze è protagonista di un’espansione che non ha precedenti, sostenuta da una classe di ricchi e intraprendenti borghesi. La popolazione cresce in tempi rapidissimi e la città ha dimensioni che superano di cinque volte il perimetro delle antiche mura. Con la costruzione di Palazzo Vecchio sta prendendo forma il nuovo polo civico e, nel centro religioso della città, si stanno ultimando i lavori per la decorazione esterna del Battistero di San Giovanni.

Ma la città non ha ancora una cattedrale degna del suo prestigio: la vecchia chiesa dedicata a Santa Reparata non regge il confronto con il vicino Battistero ed è ormai troppo piccola per contenere il numeroso popolo dei fedeli. È l’8 settembre del 1296 quando, di fronte a una folla festante, viene posta con cerimonia solenne la prima pietra del nuovo cantiere. I lavori sono affidati ad Arnolfo di Cambio, il grande architetto che sta ridisegnando il volto nuovo della Firenze gotica. “Nessuna cosa d’importanza si deliberava senza il suo consenso” dice il Vasari.

Arnolfo dirigeva contemporaneamente il cantiere di Palazzo Vecchio e quello della basilica di Santa Croce. Dobbiamo credere che fosse davvero assai stimato, visto che, per i suoi meriti, il comune di Firenze decise di esentarlo dal pagamento dei tributi.

Il progetto di Arnolfo è ambizioso: una chiesa ricca di marmi e decorazioni – e di dimensioni tali da far sfigurare le cattedrali di Siena e Pisa, le eterne rivali. Sono gli stessi fiorentini a sostenere le spese dei lavori: la cattedrale medioevale è un’icona della potenza cittadina, in cui trovano celebrazione le virtù civiche di questa società operosa.

Come per le altri grandi cattedrali europee, anche la nuova chiesa viene dedicata alla Madonna, con il titolo di Santa Maria ‘del fiore’: l’attributo fa riferimento alla pianta a trifoglio, dalle tre grandi cappelle che si aprono intorno all’abside, ed è, inoltre, un omaggio a Cristo, che è il fiore che nasce dallo stelo – e, naturalmente, c’è il fiore simbolo della città, il giglio.

Alla morte di Arnolfo i lavori si fermano ma poi, il ritrovamento sotto la vecchia cattedrale di una reliquia di San Zanobi, il venerato vescovo di Firenze, dona un nuovo impulso alla costruzione. La direzione dei lavori passa da Giotto – che si occuperà anche del Campanile – ad Andrea Pisano, fino a coinvolgere un altro grande architetto, Francesco Talenti, che fisserà l’impianto definitivo della chiesa.

Il cantiere in cui opera il Talenti è una comunità dinamica in fervida attività: operai e capomastri lavorano in équipe, discutono animatamente delle soluzioni e, quando il Talenti si assenta, gli operai arrivano addirittura alle minacce per reclamare la sua presenza.

La lunga e travagliata impresa della facciata si protrasse per secoli: nell’800 la cattedrale aveva ancora il rivestimento posticcio in mattoni, che era stato realizzato a fine ‘500 per volere del granduca Francesco I. Nel 1867, finalmente, un concorso pubblico decretò il progetto definitivo ma diede anche il via a una serie interminabile di polemiche: si arrivò persino ad erigere contemporaneamente due delle versioni della facciata su cui si dibatteva perché fossero gli stessi fiorentini a decidere, con un referendum popolare.

L’episodio ricorda il glorioso passato della repubblica, quando il contributo attivo della comunità prendeva forma in quella grandiosa opera di celebrazione che è l’insieme delle opere d’arte della città. Oggi come allora, il Duomo mantiene con forza questo legame, e la sua presenza è ancora il segno inconfutabile del genio e dello spirito dell’uomo.

La cattedrale finalmente prende forma: all’esterno le decorazioni sono addirittura sontuose, vengono usati i marmi bianchi di Carrara, i verdi di Prato, i rossi di Siena. Il disegno riprende gli schemi del battistero e del Campanile e, se appare semplificato, è soltanto per limitare le altissime spese.

All’interno, lo spettacolo non ha uguali: la navata è un enorme spazio vuoto che si dilata nella lenta successione dei suoi massicci pilastri. Le dimensioni sono impressionanti: basti pensare che l’altezza al punto più alto della cupola è di 90 metri, pari a un palazzo di trenta piani. La dimensione gigantesca dell’edificio causò una serie infinita di problemi strutturali: il peso delle volte rese necessaria la costruzione di archi di scarico lungo i lati che, non essendo graditi ai fiorentini, furono nascosti dietro la sopraelevazione delle pareti esterne.

Alla morte del Talenti la costruzione non era che agli inizi: le navate furono completate alla fine del Trecento, e per le tre cappelle absidali si dovette attendere i primi anni del secolo successivo. E, intanto, rimaneva da risolvere il più grande dei problemi: la costruzione della enorme cupola. Ci vollero ben 125 anni dall’inizio del cantiere e, naturalmente, il genio del Brunelleschi prima che il panorama di Firenze potesse arricchirsi del suo inconfondibile profilo. Venne costruita in sedici anni e ancora oggi è la più grande cupola in muratura mai costruita.

È un incrocio di significati civici e religiosi quello che si sviluppa nella chiesa: l’insieme delle decorazioni della cattedrale vuole celebrare la grandezza spirituale e la dignità dell’essere umano. Nelle navate laterali, le virtù civiche dell’uomo trovano una sobria espressione nei due celebri affreschi raffiguranti i ritratti equestri di John Hawkwood, opera di Paolo Uccello, e di Niccolò Tolentino, di Andrea del Castagno. Vi sono, inoltre, i busti di Giotto e Brunelleschi e una raffigurazione di Dante, con in mano la Divina Commedia.

Un percorso ideale, dedicato alla Vergine, si sviluppa ai poli opposti della chiesa: l’assunzione di Maria in cielo è sia nel mosaico sopra l’ingresso principale che nella raffigurazione, opera di Donatello, nella vetrata tonda sull’altare maggiore – l’unica delle otto finestre circolari alla base della cupola visibile, appena entrati in chiesa.

Il duomo di Firenze è la chiesa più ricca in Italia di vetrate illustrate: delle 55 finestre complessive ve ne sono ben 44 magnificamente decorate che figurano tra le più importanti opere del genere in Italia. Furono realizzate su disegno dei principali artisti del momento – tra essi Donatello, Lorenzo Ghiberti, Paolo Uccello, Andrea del Castagno.

Nell’insieme, l’aspetto della chiesa al suo interno si ispirava a un ideale di austerità e rigore che rispecchiava l’intensa spiritualità dei grandi religiosi fiorentini – come fra’ Girolamo Savonarola, ad esempio, che predicava tra queste mura. I fastosi pavimenti in marmo colorato sembrano non appartenere al contesto ma, in effetti, furono realizzati soltanto nel Cinquecento, all’epoca dei granduchi.