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- La Bocca della Verità -

All'interno del portico della chiesa paleocristiana di Santa Maria in Cosmedin – edificata nel VI secolo sull'ara massima di Ercole – si trova la famosa Bocca della Verità, probabilmente un antico chiusino di età classica a forma di mascherone, rappresentante una divinità fluviale con la bocca spalancata. Questo grande disco di marmo –1,75 m di diametro - collocato qui nel 1632, è conosciuto dai turisti di tutto il mondo per la leggenda alla quale è associato, per cui i bugiardi che vi introducono la mano resterebbero monchi.

Pare che la leggenda, in realtà, sia venuta meno dopo il comportamento astuto di una donna, la moglie di un patrizio romano, che, accusata di adulterio, fu sottoposta alla fatidica prova dal marito. Così, di fronte alla folla di curiosi raccolta davanti alla Bocca della Verità, colui che era realmente il suo amante la abbracciò e la baciò ed ella, naturalmente, finse di non riconoscerlo e, anzi, lo prese per matto.

E quando, infilata la mano nella Bocca, dichiarò di non avere mai baciato altri che il marito e il 'pazzo' che l'aveva appena aggredita, la mano rimase intatta, con grande soddisfazione del marito. La Bocca della Verità, invece, ne uscì screditata, dopo l'audacia della donna, e si narra che da allora non svolse più la sua funzione di giudice supremo.

Da secoli la Bocca della Verità è meta di un vero e proprio pellegrinaggio di turisti curiosi di provare l'ebbrezza del rischio. Celebre la scena del film 'Vacanze Romane', in cui Gregory Peck, di fronte a una sprovveduta Audrey Hepburn, finge di aver perso la mano.

La Basilica di Santa Maria in Cosmedin, risalente al VI secolo, fu ampliata nell'VIII secolo da papa Adriano I e affidata ai Greci rifugiatisi a Roma dall'Oriente, a seguito dell'iconoclastia: da qui deriverebbe la denominazione della chiesa, Cosmèdin, forse in riferimento all'antico monastero di Bisanzio, Kosmidìon.

La chiesa fu più volte trasformata: assunto un assetto romanico nel XII secolo con la costruzione del portico e del campanile, la facciata venne ornata, nel Settecento, con stucchi e cornici secondo un gusto tardo-barocco per essere poi riportata alle forme originarie, alla fine dell'Ottocento, dal restauro di G.B.Giovenale (1849-1934). Sulla sinistra, fino alle pendici del Palatino, si sviluppa l'antica area del Velabro, zona originariamente paludosa poiché costantemente soggetta alle inondazioni del Tevere.

Sopravvive ancora oggi la leggenda che proprio in questa zona, in una secca, trovarono rifugio Romolo e Remo, che erano stati abbandonati in una cesta sulla riva del Tevere. Una lupa, richiamata dai vagiti, si abbassò ed allattò i gemelli con tanta mitezza che un pastore la trovò mentre leccava amorevolmente i bambini.