Campo Marzio
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- Teatro di Marcello -

Il Teatro di Marcello, con i suoi ordini di arcate e le insolite più recenti finestre nell'ordine più alto, è una delle più antiche testimonianze di un luogo di svago fra i più frequentati dagli antichi Romani. Si trova nella zona di Campo Marzio, compresa fra i Tevere e il Campidoglio e rappresenta in modo molto evidente, i cambiamenti e le variazioni d'uso subiti dai monumenti di Roma antica nel corso dei secoli.

A Roma esisteva già il teatro di Pompeo, ma Giulio Cesare, in competizione col rivale, decise di edificarne uno nuovo poco distante. Espropriò una vasta area e non esitò a demolire anche due templi.

Le opere teatrali venivano offerte alla popolazione in occasione delle campagne elettorali e costruire di un teatro era un ottimo mezzo di propaganda.

Quando Cesare morì, il suo successore Augusto continuò i lavori ampliando il progetto. Così occupò anche l'area del Circo Flaminio che sorgeva lì vicino. Così, per creare la parte semicircolare del teatro fu riutilizzata proprio la curva del circo. Il progetto tenne conto anche del terreno, che essendo in prossimità del fiume, era paludoso e fu prevista una piattaforma in calcestruzzo per stabilizzare le fondazioni.

Augusto inaugurò l'edificio con celebrazioni solenni nel 13 a.C., dedicandolo al suo nipote e genero Marcello, che era destinato ad essere il suo successore, ma che morì prematuramente.

Il teatro era maestoso: secondo le fonti del tempo, poteva contenere da 15 a 20 mila spettatori, secondo, per capienza, solo al vicino teatro di Pompeo.

In origine aveva 41 arcate, per ognuno dei tre ordini: dorici i primi due e ionico l'ultimo. L'attico, al livello più alto, era decorato con enormi mascheroni teatrali in marmo. Era provvisto di rampe e di ambulacri che permettevano il rapido deflusso degli spettatori.

Era alto più di un palazzo di 10 piani; oggi invece è alto circa 20 metri.

La scena, secondo quanto riferiscono le fonti, era sontuosa. Sul retro poi, erano stati ricostruiti i due piccoli templi che Cesare aveva fatto demolire. I romani infatti non disdegnavano gli edifici di spettacolo, ma prevedevano anche dei templi all'interno dei teatri, per giustificare con la religione anche i momenti di svago.

Il teatro fu restaurato più volte ed era ancora in uso nel 421. Quando non fu più utilizzato, finì interrato per metà del primo ordine. Come accadeva nel Medioevo, divenne prima una cava di materiali, poi, per la sua posizione strategica, vicino al fiume, fu trasformato in un castello fortificato. Varie famiglie se ne contesero la proprietà nel corso dei secoli, fino a quando, dal 1200, andò ai Savelli. Furono loro a far realizzare da Baldassarre Peruzzi il palazzo che si vede ancora oggi al di sopra delle arcate. Gli ultimi proprietari dell'edificio furono gli Orsini.

Negli anni '30 l'edificio fu espropriato. Le botteghe e le abitazioni che erano nate all'interno delle arcate e nella zona circostante furono eliminate. In più vennero praticati dei veri e propri sterri, molto comuni all'epoca, per liberare le arcate che furono anche consolidate con speroni di muratura.