Campo Marzio
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- Portico di Ottavia -

Il Portico di Ottavia, è uno dei passaggi romani più suggestivi. Si trovava nella estremità più a Sud di Campo Marzio e fu eretto nel 146 a.C. da Quinto Cecilio Metello che su quest'area fece costruire il Tempio di Giunone Regina. Più tardi sempre in questo luogo sorse anche quello di Giove (il primo tempio a Roma a essere costruito completamente in marmo).

Quest'area faceva parte del percorso dei cortei trionfali che celebravano la vittoria, con l'imperatore in armi, l'esercito e i trofei conquistati. Non a caso qui, nel corso del tempo si erano allineati vari templi importanti, tutti costruiti dagli imperatori vittoriosi per autocelebrarsi.

A questa regione l'Imperatore Augusto diede il nome di Circo Flaminio e tra il 33 e il 27 a.C., restaurò tutto il complesso grazie al bottino della vittoria sulla Dalmazia dedicando il portico a sua sorella Ottavia.

Il portico era un passaggio monumentale dall'aspetto maestoso. Era largo 119 metri e lungo 132, più grande di un campo da calcio! Doveva essere tutto rivestito di marmo, e al suo interno custodiva numerose opere d'arte. Delle decorazioni rimangono solo pochi resti e alcune parti del monumento, capitelli e un architrave, sono ancora visibili nei muri delle case che lo circondano.

Settimio Severo e Caracalla, nel 204 d.C., apportarono un altro importante restauro al complesso, come ricorda un'iscrizione. Infine nel V secolo, il portico fu rimaneggiato a causa di un terremoto. In quest'occasione le colonne all'ingresso furono sostituite da una grande arcata e fu costruita la chiesa dedicata a San Paolo che diventò più tardi Sant'Angelo in Pescheria. Il nome si deve al fatto che dal Medioevo e fino alla fine del 1800, in quest'area, proprio sotto l'arco, si teneva il mercato del pesce.

È curiosa l'iscrizione a lato dell'arco, scritta in latino medievale, che avvisa che le teste e le pinne dei pesci che superano la lunghezza della lapide di marmo, devono essere date ai Conservatori.

La via del Portico d'Ottavia, nel Medioevo, divenne parte del percorso dei pellegrini, ma a causa della vicinanza dei ponti sul Tevere, possibili punti d'accesso per i nemici, molti degli edifici in quest'area diventarono fortificati. Uno di questi fu proprio il Teatro di Marcello, di fronte al Portico.

Nel XIII secolo, un evento segnò le sorti di quest'area: la comunità ebraica romana iniziò a trasferirsi qui da Trastevere. Nel 1555, una bolla di papa Paolo IV stabilì che proprio in quella zona venisse istituito il Ghetto Ebraico, su imitazione di quello di Venezia. Divenne la residenza obbligata per gli Ebrei romani, fu circondato da mura e divenne densamente popolato, tanto che palazzi di sei o sette piani, affiancati l'uno all'altro, iniziarono ad affacciarsi sulle stradine. Il sovraffollamento portò a un degrado inesorabile.

Alla fine del 1800, i Francesi, con l'intento di bonificare l'area monumentalizzandola, praticarono massicce demolizioni, ma l'epoca fascista diede il colpo di grazia al Portico di Ottavia, con l'allargamento indiscriminato di molte delle strade antiche.