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Venezia (Veneto), Italia
 

Palazzo Ducale era anche il luogo dove si amministrava la giustizia e dove erano ospitate le terribili prigioni della città. A Venezia non era così difficile finire in carcere.

Per essere arrestati, a volte bastava una denuncia anonima, infilata nella 'Bocca per le denunce segrete', ancora visibile nella Sala della Bussola. Le denunce, tutte le informazioni raccolte, gli atti segreti dei processi venivano depositati nella Cancelleria ducale, una splendida sala che aveva le funzioni di un vero e proprio archivio segreto.

Le celle erano anguste, umide, fredde d'inverno e calde d'estate. Le pareti erano rivestite in legno, sotto cui si annidavano topi, scarafaggi, zecche, cimici e pulci. Le condizioni igieniche erano davvero terribili, il cibo immangiabile. I secondini erano spesso dei veri e propri aguzzini, che minacciavano e ricattavano i prigionieri. Ma la vera piaga di queste prigioni era il sovraffollamento.

Per sgombrare le celle, a volte si ricorreva a una particolare pena sostitutiva: chi aveva commesso un reato minore, per esempio doveva ripagare un debito, veniva mandato a scontare la pena a bordo delle galere, come rematore. Le prigioni del Palazzo avevano fama di essere luoghi particolarmente sicuri.

Nei locali sottotetto erano ospitati, invece, i famosi Piombi. Devono il loro nome alle lastre di piombo che rivestivano i tetti, rendendo queste stanze caldissime d’estate e gelide d’inverno. In genere erano destinate ai carcerati più altolocati o ai detenuti in attesa di giudizio.

L'ospite più illustre dei Piombi è stato Giacomo Casanova, finito in carcere per una lunga sfilza di reati e protagonista della più celebre e rocambolesca delle fughe.

Le prigioni del Palazzo avevano fama di essere luoghi particolarmente sicuri. Qualcuno, però, riuscì a dimostrare il contrario. "Allo spuntar del giorno 26 luglio 1755, al suono della campana di terza, il Messer Grande entrò e mi disse che aveva ordine di mettermi sotto ai Piombi".

Sono parole di Giacomo Casanova, eroe romanzesco e celebre avventuriero, le cui gesta hanno fatto parlare il mondo, e la cui fama è legata indissolubilmente alla sua fuga leggendaria dai Piombi di Venezia.

Casanova era un uomo dalle doti speciali: grande seduttore, ma anche letterato dilettante, attore di teatro e, per un breve periodo, persino abate. Quando arriva ai Piombi ha ventinove anni compiuti e ha già viaggiato per il mondo.

Ma è soltanto dopo la fuga che il suo destino volgerà verso un futuro di fama e ricchezza. Il suo libro di memorie intitolato "La storia della mia fuga dai piombi" viene stampato nel 1788 e presto diventa l’equivalente di un moderno best-seller.

Casanova lascia i piombi nella notte tra il 31 ottobre e il 1 novembre del 1756. Scavando le assi di legno con uno strumento di fortuna, e poi rimuovendo una lastra di piombo della copertura, sale sul il tetto e da qui, lasciandosi scivolare lungo lo spiovente, riesce a penetrare in una delle stanze del Palazzo, raggiungere la scala d'oro e a farsi aprire dal portiere senza essere scoperto.

Una leggenda racconta che si concesse un caffé in piazza San Marco, prima di fuggire per mare, a bordo di una gondola.

Le Prigioni Nuove, invece, si trovavano oltre il Rio di Palazzo, e ad esse si accedeva tramite il famoso Ponte dei Sospiri.