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Palazzo Pubblico

Ultimato ai primi del Trecento per ospitare il Governo dei Nove, il Palazzo Comunale di Siena si presenta sulla Piazza del Campo con un'elegante facciata piana con scarse decorazioni e sviluppata in orizzontale. Su di essa, unico elemento distintivo, spicca la fascia a pian terreno, in marmo chiaro. Il ritmo architettonico in facciata è dato dall'alternarsi regolare delle grandi finestre a trifora, dalle bifore e da un delicato disegno delle membrature che ingentilisce l'edificio.

Sui timpani delle porte e delle finestre ricorre lo stemma bianco-nero del Comune di Siena, la cosiddetta 'Balzana', che deriva direttamente dall'antica leggenda a cui Siena attribuisce le sue origini: in fuga da Romolo, i mitici figli di Remo, Aschio e Senio - da cui lo stesso nome della città - arrivarono sul colle dove avrebbero fondato Siena, su due cavalli, uno bianco e l'altro nero.

A lato del Palazzo si slancia l'esile figura della Torre del Mangia, alta 102 metri. Salendo i 332 scalini si può ammirare l'eccezionale panorama del tessuto urbano della città, uno dei più uniformi e meglio conservati d'Italia.

Panorama che, però, nel Trecento, doveva essere molto diverso: a partire dalla selva di torri altissime - pare che in città se ne contassero più di cento - che le famiglie nobili facevano a gara a costruire, e che davano a Siena quella particolare tensione verticale, oggi ancora visibile, anche se in misura minore, in altri centri più piccoli, come San Gimignano. Troncate a seguito delle lotte fra famiglie, il resto delle torri furono demolite dagli Spagnoli per essere utilizzate come materiale da costruzione.

Oggi il Campo conserva solo parzialmente quella che doveva essere l'originale uniformità architettonica, dettata dal Palazzo Pubblico: gli edifici avevano tutti porte e finestre ad arco senese - un arco ribassato sormontato da uno ogivale - le finestre superiori a trifora o a bifora. Vicino al portale d'ingresso del Palazzo si trovava l'altro simbolo di Siena, una lupa con i gemelli romani, in bronzo dorato. Opera di Giovanni e Lorenzo di Turino, del 1430, è oggi conservata all'interno del Palazzo.