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- Basilica di Santo Stefano -

Lo sfondo di piazza Santo Stefano è la Basilica che le dà il nome: un intreccio di ben sette edifici di culto sorprendentemente incastonati l’uno nell’altro. Secondo la tradizione fu San Petronio, vescovo di Bologna, a ideare la basilica che doveva imitare il Santo Sepolcro di Gerusalemme e che fu costruita sopra un tempio dedicato a Iside. Gli edifici che compongono il complesso sono tutti molto antichi.

A causa dei numerosi restauri dei primi decenni del XX secolo, l’aspetto del complesso è cambiato rispetto alle origini e anche le tradizionali "Sette Chiese", si sono ridotte a quattro. Nonostante tutto però, resta il monumento romanico più interessante della città.

Si accede attraverso la Chiesa del Crocifisso. Ha origini longobarde e risale all'VIII secolo. Ha una sola navata con il presbiterio sopraelevato che si raggiunge da una scalinata; qui si trova il Crocifisso della fine del 1300 che dà il nome alla chiesa. Nella navata sinistra si può ammirare una scultura del 1700 che raffigura il “Compianto su Cristo morto”.

Secondo una leggenda, l'opera sarebbe stata realizzata usando le carte da gioco confiscate in quegli anni quando il gioco d'azzardo era proibito. Le pareti affrescate della chiesa invece, raccontano il martirio di santo Stefano. Sotto la scalinata del presbiterio si trova la splendida cripta, divisa in cinque navate da antiche colonne tutte differenti: una di queste, secondo la leggenda, equivale esattamente all'altezza di Gesù. Sul fondo, un’urna sull’altare custodisce i resti dei Santi Vitale e Agricola.

A sinistra, dell'altare,un piccolo affresco del Quattrocento raffigura la “Madonna della Neve”, mentre di scarso valore artistico ma comunque suggestiva è la statuetta della Madonna Bambina, a destra dell'ingresso.

Una porta laterale conduce alla Chiesa del Santo Sepolcro, la costruzione più antica di tutto il complesso. 12 colonne circondano l’edicola che custodiva le reliquie di San Petronio, che furono ritrovate qui nel 1141. La piccola porta del Sepolcro veniva aperta una settimana l'anno ed era possibile entrarci strisciando per venerare i resti del Santo.

Secondo una curiosa usanza, le donne incinte di Bologna facevano trentatré giri attorno al sepolcro, uno per ogni anno di vita di Cristo, entrando a ogni giro nello stretto sepolcro per pregare; al termine del rito, si spostavano nella vicina chiesa del Martyrium per pregare davanti all'affresco della Madonna Incinta. Il corpo di San Petronio nel 2000 è stato spostato nella basilica che porta il suo nome e si è riunita alla sua testa, che già si trovava lì. Da allora il sepolcro, che ora è vuoto, non viene aperto più.

Nella chiesa si trova anche una fonte d'acqua che ha un valore altamente simbolico: rappresenta il fiume Giordano, dove fu battezzato Gesù, anche se in realtà la fonte esisteva già nel tempio originario dedicato a Iside che si trovava proprio in quest’area, come testimoniano anche le sette colonne di marmo africano riutilizzate nel Sepolcro.

Una porta laterale conduce alla chiesa dedicata a Vitale e Agricola, due martiri bolognesi, servitore e padrone, vittime della persecuzione di Diocleziano nel 305 d.C.. In origine era dedicata a San Pietro: qui infatti era stato ritrovato un sepolcro con la scritta "Symon" e si era sparsa la voce che fosse la tomba di Simone, il primo apostolo chiamato poi Pietro. Nonostante la notizia non avesse alcun fondamento storico, aveva attirato naturalmente numerosi pellegrini, distraendoli da Roma. Questo non piacque al papa che reagì in maniera non proprio diplomatica: fece scoperchiare e riempire di terra la chiesa. Solo settanta anni dopo fu permesso di ripristinare il luogo di culto, naturalmente col patto che fosse cambiato il suo nome.

All'interno si possono ancora ammirare i resti del pavimento in mosaico, mentre nelle due piccole absidi ai lati si trovano i due sarcofagi di Vitale e Agricola, decorati con leoni, cervi e pavoni a rilievo. Sulla parete della navata destra si vede una croce identificata come quella con cui fu martirizzato Sant'Agricola (in realtà è molto più tarda). Un’altra curiosa caratteristica riguarda l'altare, che è addossato alla parete di fondo: prima del Concilio di Trento del 1545, infatti, il celebrante dava le spalle ai fedeli.

Tornando al buio del Sepolcro, si passa alla luce attraverso il “Cortile di Pilato”, chiamato così per ricordare il luogo dove fu condannato Gesù. Ai lati del cortile ci sono due porticati in stile romanico mentre al centro spicca una vasca di pietra: viene chiamata "Catino di Pilato", è un'opera longobarda dell’VIII secolo e riporta un'iscrizione sotto il bordo.

Un altro curioso oggetto sotto il portico è un gallo di pietra su una colonna: fu chiamato "Gallo di S. Pietro" e ricorda l’episodio della Passione in cui l’apostolo rinnegò Gesù e il gallo cantò tre volte. Poco distante, sul muro, si trovano alcune lapidi funerarie e una ha al centro un paio di forbici vere, che appartenevano a un sarto. Santo Stefano ha quindi fra le sue caratteristiche molti richiami ai simboli della Passione di Cristo e un elemento significativo è il fatto che la distanza tra questo cortile e la chiesa di San Giovanni in Monte, poco distante dalla piazza, sarebbe la stessa che c’era a Gerusalemme tra il Sinedrio e il monte Calvario.

Dal cortile si accede alla Chiesa della Trinità o del Martyrium, chiamata anche “della Santa Croce” o “del Calvario”. Le sue origini non sono certe: forse all’inizio fu utilizzata per deporre i corpi di Vitale e Agricola (da qui il nome Martyrium) più tardi, con i Longobardi, sarebbe stata trasformata in un Battistero. Nell'ultima cappella, si trova una scultura di legno che rappresenta l'Adorazione dei Magi: si tratta del presepio composto da statue a tutto tondo più antico al mondo, risale al XIII secolo e fu realizzato da uno scultore bolognese rimasto anonimo, mentre fu colorato un secolo più tardi. I pochi affreschi superstiti della chiesa risalgono al Trecento: uno mostra Sant'Orsola con le sue compagne di martirio, mentre un altro raffigura la Madonna incinta, a cui erano devote le puerpere bolognesi, che con un gesto commovente si accarezza la pancia.

La chiesa comunica direttamente con lo splendido Chiostro Medievale, spesso location di mostre, costruito su due piani: la parte inferiore è precedente all’anno Mille, mentre il piano superiore è un magnifico esempio di stile romanico-gotico. Alcuni capitelli hanno fattezze mostruose, uno rappresenta un uomo nudo schiacciato da un enorme macigno, un altro un uomo con la testa girata di 180°; secondo la tradizione, Dante Alighieri, durante il suo soggiorno a Bologna amava venire in questo chiostro a studiare e riflettere, e proprio quei capitelli gli avrebbero ispirato ispirato alcune forme di espiazione descritte nel Purgatorio.

Dal chiostro è ben visibile anche il campanile del complesso, realizzato nel XIII secolo e sopraelevato nell'Ottocento.

Dal portico del chiostro si accede al museo di Santo Stefano che custodisce preziosi oggetti di culto e alcune opere d'arte provenienti dalle sette chiese. Qui è conservata una curiosa benda che secondo la leggenda apparteneva proprio alla Madonna: una volta l'anno veniva portata in processione per le vie della città e, in quest'occasione, alle prostitute veniva vietato di trovarsi a distanza di sguardo da qualsiasi punto in cui passava il corteo.