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Cella di Giacomo Casanova

Le prigioni del Palazzo avevano fama di essere luoghi particolarmente sicuri. Qualcuno, però, riuscì a dimostrare il contrario. "Allo spuntar del giorno 26 luglio 1755, al suono della campana di terza, il Messer Grande entrò e mi disse che aveva ordine di mettermi sotto ai Piombi".

Sono parole di Giacomo Casanova, eroe romanzesco e celebre avventuriero, le cui gesta hanno fatto parlare il mondo, e la cui fama è legata indissolubilmente alla sua fuga leggendaria dai Piombi di Venezia.

Casanova era un uomo dalle doti speciali: grande seduttore, ma anche letterato dilettante, attore di teatro e, per un breve periodo, persino abate. Quando arriva ai Piombi ha ventinove anni compiuti e ha già viaggiato per il mondo.

Ma è soltanto dopo la fuga che il suo destino volgerà verso un futuro di fama e ricchezza. Il suo libro di memorie intitolato "La storia della mia fuga dai piombi" viene stampato nel 1788 e presto diventa l’equivalente di un moderno best-seller.

Casanova lascia i piombi nella notte tra il 31 ottobre e il 1 novembre del 1756. Scavando le assi di legno con uno strumento di fortuna, e poi rimuovendo una lastra di piombo della copertura, sale sul il tetto e da qui, lasciandosi scivolare lungo lo spiovente, riesce a penetrare in una delle stanze del Palazzo, raggiungere la scala d'oro e a farsi aprire dal portiere senza essere scoperto.

Una leggenda racconta che si concesse un caffé in piazza San Marco, prima di fuggire per mare, a bordo di una gondola.