Il Campanile (Torre di Giotto)

È il 1334 quando a Firenze, in piazza del duomo, si intraprende la costruzione del campanile. La cattedrale di Santa Maria del Fiore non è ancora completata, mentre il Battistero di San Giovanni ha già acquisito da molti anni il suo aspetto definitivo. Il centro religioso della città sta lentamente assumendo i caratteri di quella spettacolare scenografia che oggi conosciamo, ma, all’insieme, manca ancora uno dei suoi elementi principali. A dirigere i lavori per la realizzazione del campanile, l’Opera del Duomo chiama quello che, probabilmente, è il più autorevole tra gli artisti del momento: Giotto.

La costruzione del campanile si protrarrà per venticinque anni. Giotto vi partecipò per soli tre anni, che furono anche gli ultimi della sua vita. Tuttavia ancora oggi la torre è nota nel mondo come il ‘campanile di Giotto’ – un segno del particolare attaccamento della città verso questo straordinario protagonista dell’arte di tutti i tempi.

Giotto si dedica completamente al progetto del campanile, tanto da trascurare persino il cantiere del duomo che, nel frattempo, gli era stato affidato. Da sempre, anche nella sua opera pittorica, Giotto manifesta un’attenzione particolare verso l’architettura e, per la prima volta nel Trecento, usa la prospettiva. Sfondi di città, torri, castelli e cinta murarie non sono dei semplici fondali, ma vere e proprie composizioni spaziali, indimenticabili nella resa del colore, vivido e intenso.

Per il campanile, Giotto concepisce un progetto davvero ambizioso: in posizione dominante sulla piazza e allineata alla facciata del duomo, la torre avrebbe dovuto svettare sulla città con i suoi ben 115 metri di altezza – un vero record, per l’epoca. Ma nel 1337, alla morte dell’artista, il campanile non è che un massiccio basamento, a pianta quadrata e rafforzato agli angoli da quattro robusti pilastri. L’impronta giottesca è comunque forte e si legge ovunque - nel rivestimento in marmi bianchi, rossi e verdi e nell’ispirazione dello splendido ciclo figurativo delle decorazioni.

Una leggenda, tra le tante fiorite sulla vita dell’artista, ci riferisce che Giotto sarebbe morto per la pena d’aver dato poco spessore alle mura del campanile - in effetti, quando Andrea Pisano assunse la direzione dei lavori, trovò da risolvere alcune gravi carenze strutturali: il basamento, infatti, non era spesso abbastanza da sostenere una torre alta nemmeno la metà dei 115 metri previsti dal progetto originario. Pisano ideò quindi una soluzione davvero ingegnosa, quella di far poggiare le sale dei livelli superiori non sulle mura ma sulla volta della sala sottostante. E collocò le due scale nel pozzo centrale, anziché ricavarle nello spessore dei muri, che ne sarebbero stati assai indeboliti.

Nei due livelli innalzati sul basamento, Pisano inserì quattro nicchie per lato, in cui ospitare statue a grandezza naturale. Le opere furono terminate anche in epoche successive, e alcune figurano tra le massime espressioni della scultura rinascimentale - come il celebre Abacuc di Donatello, sulla facciata ovest. Si tratta di un’opera fondamentale: Abacuc, ottavo dei dodici profeti minori della Bibbia, è ritratto come un vecchio calvo, dal fisico asciutto ma ancora vigoroso. Il volto scavato, gli occhi infossati che guardano verso il basso e l’espressione amara sono rese da Donatello con un eccezionale realismo, che dovette sembrare davvero rivoluzionario agli occhi dei suoi contemporanei.

Dopo una breve interruzione, dovuta alla diffusione della peste, il cantiere del campanile riaprì sotto la direzione di Francesco Talenti. A lui si devono il completamento dell’opera, nel 1359, e il suo aspetto definitivo. Con i suoi 84 metri d’altezza e il caratteristico profilo slanciato, dalle forme eleganti e raffinate, il campanile è uno dei più compiuti esempi del gotico trecentesco e, ancora oggi, una delle immagini più profondamente legate alla città.

Anche il campanile fiorentino, a imitazione delle grandi cattedrali di Siena e Orvieto, venne dotato di un grandioso corredo di decorazioni, cui hanno contribuito alcuni tra i migliori artisti del tempo: Andrea Pisano, Luca della Robbia, Donatello. L’insieme di questi capolavori fa del campanile un monumento soprattutto decorativo, tanto che quasi si dimentica la sua funzione reale.

Le straordinarie decorazioni del campanile rappresentano una vera e propria enciclopedia del sapere medioevale, nella quale è tradotto in immagini il pensiero filosofico e teologico dell’epoca. Nei 56 rilievi del basamento e nelle 16 grandi statue dei livelli superiori è narrata la storia del destino e della redenzione umana. Lo schema è quello utilizzato normalmente nelle chiese medioevali: nel primo livello viene raffigurata la creazione di Adamo ed Eva, insieme con la rappresentazione delle attività principali del lavoro umano – come la pastorizia o l’edilizia. Sono le attività che consentono di dominare la natura e di organizzare la società. Nel livello superiore compaiono i 7 pianeti – Luna, Mercurio, Saturno, Giove, Marte e Venere – ordinati secondo il modello tolemaico, in uso nel Medioevo, con la terra immobile al centro del sistema solare.

Vi sono poi le virtù teologali e cardinali e, naturalmente, le sette arti liberali del Trivio e del Quadrivio: queste sono le arti più nobili, quelle che istruiscono l’uomo e che ne rappresentano lo sforzo supremo – come, ad esempio, la grammatica, la musica e l’astronomia. In pratica, tutto il sapere cui gli esseri umani possono aspirare, al di fuori della rivelazione divina. Sebbene, come per tradizione, tutte le attività siano rappresentate attraverso le rispettive personificazioni, i rilievi offrono un vero e proprio spaccato sulla vita della Firenze trecentesca. Vi sono il medico con la matula, il tipico recipiente in vetro che conteneva l’urina da analizzare. Ma anche l’astronomo con il quadrante, o il matematico, con squadre e compasso.

Per preservare questo immenso patrimonio, l’intero complesso delle decorazioni è oggi stato spostato al Museo dell’opera del Duomo. Quelle che vediamo sulle facciate del campanile, infatti, non sono che copie degli originali. Nonostante sia il risultato di una pluralità di interventi e di un cantiere durato a lungo, il campanile è un’opera di grande equilibrio, nella quale il gusto gotico per le forme slanciate ed eleganti si unisce in modo perfettamente armonico a quello rinascimentale che si esprime nel volume solido e ben proporzionato.

La semplicità e la chiarezza della figura e la scelta cromatica delle decorazioni esterne collocano l’edificio in perfetta sintonia con il resto della piazza. Duomo, battistero e campanile compongono uno scenario unico al mondo e immediatamente riconoscibile. Un luogo dall’identità forte, ancora percepibile oggi, e che, prima di ogni altra cosa, riesce a emozionare.