Cappelle Medicee: Cappella dei Principi

Il complesso delle cosiddette cappelle medicee è annesso alla basilica di San Lorenzo, chiesa privata della famiglia Medici. Si tratta di un vasto insieme di ambienti, di enorme interesse storico e artistico, che ospita le tombe di 50 esponenti della storica casata.

La volontà di celebrare il prestigio della dinastia era già nelle intenzioni di uno dei capostipiti, Cosimo il Vecchio, quando elesse la basilica a sepolcro di famiglia e volle farsi seppellire nella cripta sotterranea al di sotto dell’altare centrale. La cerimonia, secondo le cronache dell’epoca, fu grandiosa e profondamente sentita dalla comunità fiorentina che si raccolse in lacrime dietro al feretro di colui che veniva unanimemente considerato il ‘padre della patria’.

Ma fu soltanto ai primi del Cinquecento che prese il via l’ambizioso progetto di realizzare un vero e proprio mausoleo di famiglia, a memoria del prestigio e della potenza acquisiti dalla casata.

Nel 1520, per volontà del papa Medici Leone X, venne chiamato Michelangelo a realizzare una cappella funeraria che accogliesse degnamente le salme di alcuni dei più illustri membri della famiglia. Il progetto prevedeva che vi fossero collocate le tombe di Lorenzo il Magnifico, del fratello Giuliano de’Medici e dei loro due figli.

Michelangelo vi lavorò in modo discontinuo, a causa di eventi legati alla sua storia personale e alle travagliate vicende che viveva, all’epoca, la città. I lavori, infatti, furono interrotti sia durante la cacciata dei Medici che nel successivo periodo dell’assedio della Firenze repubblicana. E quando l’artista abbandonò definitivamente i lavori per recarsi a Roma, non aveva realizzato che due delle quattro statue previste. L’opera fu quindi completata circa dieci anni dopo, da Giorgio Vasari.

La Cappella dei Principi, fortemente voluta da Cosimo I de’ Medici, fu realizzata dal figlio Ferdinando nei primi anni del Seicento. Si tratta di un monumento dallo sfarzo addirittura abbagliante, un vero e proprio emblema del trionfo e dell’autocelebrazione. Il progetto era persino più fastoso – se si pensa che la cupola doveva essere rivestita di lapislazzuli e bronzi dorati – ma l’estinzione della dinastia ne impedì la realizzazione.

Trattandosi di un’opera barocca, l’intento era certamente quello di stupire oltre ogni misura. Pare che al centro dell’atrio dovesse persino collocarsi il Santo Sepolcro. Ma i vari tentativi di acquistarlo o di rubarlo a Gerusalemme non andarono, evidentemente, a buon fine.

L’immenso edificio, a pianta ottagonale ha dimensioni da primato: la cupola è seconda per maestosità soltanto a quella del Duomo cittadino. All’interno non c’è superficie che non sia rivestita in marmi e pietre preziosi. I lavori per l’insieme delle decorazioni si protrassero per secoli, sia a causa della difficoltà di reperire i preziosissimi materiali, sia per gli elevati costi. Porfidi, graniti e pietre rare arrivavano da tutto il mondo e, per la loro lavorazione, fu creato un laboratorio apposito, l’Opificio delle Pietre Dure, tuttora una delle massime istituzioni nel campo del restauro.

Tra le decorazioni delle pareti spicca un’alta fascia decorata con gli stemmi delle città toscane sulle quali i Medici estendevano il loro dominio. È interamente realizzata in lapislazzuli, quarzi, alabastri, coralli, madreperle. Un’altra delle meraviglie della Cappella è contenuta nei piccoli vani, ai lati dell’altare. Vi sono esposti circa 100 reliquiari, appartenenti al Tesoro di San Lorenzo. Furono realizzati dai più noti orefici fiorentini del Sei e del Settecento, e alcuni sono dei capolavori assoluti dell’oreficeria barocca.

Nella cripta al di sotto della Cappella dei Principi sono ospitate le salme dei granduchi della dinastia medicea e i loro congiunti.

Tra gli altri, vi si trova Giovanni dalle Bande Nere, il celebre condottiero rinascimentale.

L’intero complesso sepolcrale può considerarsi la trionfale celebrazione del prestigio di una delle famiglie più importanti della storia europea. Tuttavia, nello sfarzo della cappella dei principi così come nella profondità della riflessione umana della sagrestia michelangiolesca, l’impressione è di aver condotto un viaggio che prescinde dalla storia e travalica il tempo, in un luogo speciale, a metà tra la vita terrena e l’aldilà.