Con la sua mole massiccia e l’inconfondibile torre merlata, Palazzo Vecchio spicca sul fronte principale di piazza della Signoria.

L’edificio in origine chiamato Palazzo dei Priori fu costruito sul finire del ‘200 per ospitare il governo della città che era solito riunirsi nelle dimore private delle più potenti famiglie fiorentine: fu dunque per sottrarre i rappresentati della Signoria alle frequenti pressioni e ai condizionamenti dei ricchi fiorentini che si decise di erigere una sede più consona.

Il progetto dell’edificio fu affidato ad Arnolfo di Cambio, l’architetto che, tra il XIII e il XIV secolo, fu il grande protagonista del rinnovamento della città. Il palazzo, di forma squadrata e con il rivestimento in grossi blocchi di pietra, divenne da subito un modello per i palazzi pubblici toscani costruiti successivamente e, a tutt’oggi, è uno degli edifici civici più famosi d’Italia.

La sua altissima torre, nota come torre di Arnolfo, con i suoi 94 metri di altezza si innalzava imponente sulla città e, ancora oggi, è seconda soltanto alla cupola del Duomo. Per essere più visibile dal basso, la torre non fu costruita al centro dell’edificio, ma venne ‘spostata’ in avanti per essere allineata alla facciata. Nella cella campanaria sono ospitate le tre campane: la celebre ‘Martinella’, che richiamava i fiorentini all’adunata, la campana del Mezzogiorno e quella dei rintocchi, la più grande.

La torre fu utilizzata anche come prigione: al suo interno, oltre alle scale, vi è un piccolo vano detto l’alberghetto, dove venne tenuto prigioniero Girolamo Savonarola, prima d’essere impiccato ed arso al rogo in piazza il 23 maggio del 1498.

Nella Firenze medioevale, in un’epoca in cui il palazzo comunale aveva un’importanza pari a quella della cattedrale, palazzo della Signoria, con le sue forme solide e austere, era il simbolo perfetto della comunità civile. La scritta sulla porta principale che recita “Cristo è il re”, era un riferimento ai valori repubblicani della città: ricordava, infatti, che nessun mortale poteva detenere il potere assoluto. In alto, sotto la cornice merlata, spiccano gli stemmi dipinti delle principali città toscane appartenenti al territorio fiorentino. Tra di essi, il giglio rosso su sfondo bianco, adottato dalla parte guelfa dopo la cacciata dei Ghibellini, è l’emblema della città di Firenze.

Nel Cinquecento, Cosimo I de’Medici intraprese dei massicci lavori di restauro che trasformarono il Palazzo, simbolo delle virtù repubblicane, in una delle più lussuose e magnifiche residenze ducali dell’epoca. Giorgio Vasari, architetto di fiducia dei Medici già impegnato nella realizzazione degli Uffizi, rese più funzionali e lussuosi gli ambienti esistenti e ampliò notevolmente il volume dell’edificio, occupando la piazza retrostante. Il palazzo rinnovato, con la sua eccezionale imponenza, era il miglior strumento di propaganda politica che il duca Medici potesse avere.

La principale tra le trasformazioni che realizzò il Vasari riguardò l’ampliamento della Sala dei Cinquecento, al primo piano del Palazzo, che Savonarola, sul finire del Quattrocento, aveva fatto costruire per ospitare i membri dell’assemblea legislativa.

Qui, per specifica volontà di Cosimo, Vasari rialzò il soffitto di ben 8 metri, ottenendo un salone di eccezionali dimensioni e di proporzioni grandiose. Il nuovo, pesantissimo soffitto a cassettoni, fu realizzato con 39 pannelli, dipinti dal Vasari e dalla sua bottega con episodi della vita di Cosimo. Nel tondo, al centro del soffitto, il duca è ritratto trionfante e glorioso. Ovunque vi sono riferimenti alla sua abilità politica, all’ingegno e alla gloria che il duca de’Medici assicurava a Firenze e al suo territorio. Come nei grandiosi affreschi sulle pareti laterali, che raffigurano le vittoriose battaglie di Firenze su Pisa e Siena. Questi dipinti, oltre ad essere magnifiche opere d’arte, costituivano uno straordinario strumento di propaganda per il duca.

Sulle stesse pareti del salone, all’inizio del Cinquecento, si svolse una delle più celebri dispute della storia dell’arte. Pier Soderini, l’illuminato Gonfaloniere della Repubblica insediatasi dopo la cacciata dei Medici, chiamò a confrontarsi i due maggiori artisti fiorentini del tempo: Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti.

Si trattava di affrescare le pareti del Salone con due episodi fondamentali della storia della città: la battaglia di Anghiari contro i senesi e quella di Cascina contro i pisani. Leonardo fu incaricato della prima, Michelangelo della seconda. Ma, mentre nella Battaglia di Anghiari Leonardo sperimentò una tecnica innovativa che non ebbe successo e che costrinse l’artista a interrompere il lavoro, la Battaglia di Cascina non fu nemmeno iniziata.

Dell’evento, trasformatosi in una vera e propria sfida tra questi due ‘giganti’ del Rinascimento, rimane traccia nelle cronache dei contemporanei, che fanno emergere la profonda incompatibilità di carattere oltre che professionale tra i due. E rimangono le copie dei cartoni preparatori, realizzate da importanti artisti e oggi uniche testimonianze di questi perduti capolavori.

Per il principe Francesco, figlio di Cosimo I, Vasari realizzò nel Palazzo un piccolo ambiente privato: si tratta del celebre ‘studiolo’, una sorta di piccolo scrigno di ricchezze che conteneva legni rari, opere di intaglio, gemme e pietre preziose, medaglie, sostanze farmaceutiche e persino reperti animali a cui si attribuiva valore magico, come il celebre corno di unicorno, probabilmente il più eccezionale tra i reperti del principe. Lo studiolo, in origine, era adiacente alla camera da letto del principe – oggi vi si accede da una porta nel salone dei Cinquecento.

L’insieme delle decorazioni, che ne fa uno degli ambienti più affascinanti del Cinquecento italiano, doveva servire a illustrare o ordinare gli oggetti che vi si conservavano. Sulla volta, che ha la forma di uno scrigno, Vasari raffigurò i quattro elementi naturali - Aria, Acqua, Terra e Fuoco - che costituivano l’Universo secondo le concezioni antiche. In corrispondenza di ciascuno dei quattro elementi, le parti alte delle pareti vennero decorate con le attività umane e le divinità ad esse correlate: ad esempio, sulla parete dell’Acqua si trovano immagini relative alla pesca delle perle e delle balene, oltre alle sostanze preziose e curative derivate dall’acqua. Il principe Francesco, che amava particolarmente cimentarsi nelle pratiche alchemiche, si fece ritrarre dal Vasari nel dipinto degli Alchimisti.

Buona parte di questa collezione venne trasferita, dallo stesso Francesco I, nella Tribuna degli Uffizi, dando origine al primo nucleo di quello che diventerà uno dei musei più famosi al mondo. Il Palazzo ospita anche gli appartamenti di alcuni membri della famiglia Medici, a partire da quelli di Leone X, figlio di Lorenzo il Magnifico eletto papa nel 1513, cui si accede dal salone dei Cinquecento. Al secondo piano del palazzo, che si raggiunge grazie allo scalone monumentale progettato dal Vasari, si visitano il Quartiere degli Elementi, appartamento privato di Cosimo I, e il Quartiere di Eleonora di Toledo, moglie del duca.

È dalla sala Verde nell’appartamento di Eleonora, che si accede al famoso corridoio vasariano, il passaggio sopraelevato che collega ancora oggi palazzo vecchio a Palazzo Pitti, attraversando l’Arno su Ponte Vecchio.

Da uno stretto passaggio che costeggia la torre dall’interno, si giunge alla cappella dei Priori, con splendidi affreschi del Cinquecento. Qui Girolamo Savonarola recitò la sua ultima preghiera prima d’essere giustiziato. A seguire, una serie di ulteriori, bellissimi ambienti: la sala dell’Udienza, utilizzata per gli incontri dei sei Priori, la sala dei Gigli, dove il riferimento al giglio, presente nella decorazione del soffitto a cassettoni e sulle pareti, fu un ringraziamento e un tributo di fedeltà agli Angiò, sostenitori della parte Guelfa.

La sala è celebre sia per i meravigliosi affreschi di Domenico Ghirlandaio, nei quali si riconosce l’antico duomo cittadino insieme al campanile, sia perché vi si trova esposto uno dei massimi capolavori di Donatello, la Giuditta e Oloferne, esposta originariamente in piazza della Signoria dove, oggi, è sostituita da una copia.

Il celebre globo Mappamundi, che quando venne realizzato nel 1581 era il più grande del Mondo, è esposto al centro della Sala delle mappe geografiche, dove i granduchi medicei custodivano i loro tesori. Le 53 mappe che decorano gli sportelli sono di straordinario interesse storico, poiché ci danno un idea delle conoscenze geografiche di quell’epoca.

Il ricco patrimonio del Palazzo comprende anche una preziosa raccolta di strumenti musicali antichi e, nel quartiere del Mezzanino, la celebre collezione Loeser, frutto della donazione al comune di Firenze del critico d’arte americano Charles Loeser. La collezione, il cui pezzo più importante è il celebre ritratto di Laura Battiferri, opera del Bronzino, rappresenta un ulteriore richiamo per quello che è, oggi, Palazzo Vecchio: un imperdibile e straordinario viaggio nell’arte e nella storia.