Nonostante la posizione appartata nella piazza, la Loggia della Signoria, anche conosciuta come Loggia dei Lanzi, rappresenta uno dei luoghi di maggior interesse e prestigio della città. Nata per ospitare al coperto le assemblee popolari, questo spazio si trasformò in un eccezionale museo all’aperto quando, nel Cinquecento, vi furono esposti alcuni autentici capolavori dell’arte scultorea. Questo luogo affascinante, che come un recinto protegge una schiera di immobili attori, esercita un’attrazione irresistibile e da qualsiasi punto nella piazza non si può fare a meno di avvicinarsi e osservare.

La loggia prende il nome dai Lanzichenecchi, famigerato corpo mercenario che stazionò a Firenze sotto le sue arcate, prima di raggiungere e saccheggiare Roma nel 1527. Fu realizzata da Simone Talenti in forme tardo-gotiche sul finire del Trecento, tuttavia l’uso degli archi a tutto sesto ne fa uno dei primi esempi d’architettura rinascimentale a Firenze e pare che lo stesso Brunelleschi vi abbia tratto ispirazione per la realizzazione di quello che viene considerato il primo edificio pienamente rinascimentale, lo Spedale degli Innocenti.

Le forme dell’architettura sono eleganti ed essenziali. Nella parte alta della facciata, i quattro medaglioni che spiccano tra le ampie arcate rappresentano le virtù cardinali. La terrazza al di sopra della Loggia, ora parte degli Uffizi, fu creata da Bernardo Buontalenti per permettere alla popolazione di assistere dall’alto alle cerimonie che si tenevano sulla piazza. Oggi fa parte del bar del museo ed è uno splendido punto di affaccio panoramico. Due leoni in pietra - uno d’epoca romana, l’altro del Seicento - sembrano vigilare all’ingresso, ai lati della scalinata. La loro presenza, allo stesso tempo minacciosa e rassicurante, dà l’impressione di entrare in un luogo sacro.

La loggia ospita alcuni capolavori dell’antichità. Patroclo e Menelao, copia di un originale greco, risalgono all’età Flavia e le sei figure di donne sulla parete di fondo, provengono forse dal Foro di Traiano a Roma e facevano parte dell’apparato decorativo di Villa Medici. Due di queste, realizzate con marmi di maggior pregio, rappresentano sicuramente due matrone di rango più elevato, forse imperiale.

Per volere di Cosimo I de’ Medici, nella seconda metà dal Cinquecento, la loggia fu trasformata in una sorta di laboratorio per gli scultori, un luogo dove si potessero ammirare i capolavori dell’arte. L’intento però era anche politico: le sculture dovevano celebrare la vittoria netta e definitiva del Granducato sulle istituzioni repubblicane della città.

La loggia divenne quindi un vero e proprio spazio espositivo riservato alle sculture e un caso unico, nella sua funzione di museo all’aperto visitabile gratuitamente. Ogni statua esposta doveva simboleggiare una parte della storia di Firenze, ciascuna con un preciso riferimento politico.

Nel 1850 sul muro posteriore della loggia vennero installati un termometro e un barometro: avrebbero dovuto avere una funzione divulgativa, per mostrare al popolo la misurazione scientifica, ma furono giudicati fuori luogo rispetto al valore della loggia monumentale e vennero presto rimossi.

Infine, una curiosità: sulle pareti, due iscrizioni commemorative ricordano una l’adozione del calendario comune, che a Firenze avvenne nel 1750, e nell’altra tutte le tappe dell’unificazione d’Italia.