Palazzo del Bargello

Nel cuore del centro storico, a due passi da Palazzo Vecchio e piazza della Signoria, ha sede uno dei più prestigiosi musei cittadini, il Museo del Bargello. L’edificio prende il nome dal capo della polizia, il cosiddetto Bargello, che qui si insediò a metà del Cinquecento.

Il palazzo, in realtà, ha una storia molto più antica: è stato il primo edificio fiorentino ad ospitare le rappresentanze pubbliche della città, molto prima che si costruisse Palazzo Vecchio. La sua nascita si lega allo sviluppo della civiltà comunale, quando Firenze batteva una sua moneta, si dava una costituzione ed eleggeva un potestà e un capitano del popolo ai vertici dell’amministrazione cittadina. La sua storia scorre parallela alle travagliate vicende della comunità: le antiche mura del Bargello hanno fatto da scenario a sommosse popolari, scontri tra Guelfi e Ghibellini, seguaci del papa e dell’Imperatore.

A partire dal Cinquecento, quando il palazzo diventa sede delle carceri cittadine, ha inizio una fase di lento declino: molti degli antichi ambienti vengono trasformati e divisi per ottenere più celle, si costruiscono tramezzi e si chiudono arcate. Finché, nell’Ottocento, verrà finalmente avviato un restauro, volto a recuperare l’aspetto originario, che trasformerà il palazzo nella sede dell’attuale Museo. Da questo momento cominciano a confluire al Bargello alcuni dei principali capolavori dell’arte scultorea del Rinascimento, tra cui opere di Donatello, Michelangelo, Giambologna e Cellini. Senza contare un numero infinito di bronzetti, maioliche, medaglie, sigilli, arazzi e mobili, provenienti, in gran parte, da collezioni private.

Già nel cortile, su cui si affaccia l’antico e bellissimo loggione medioevale – il cosiddetto ‘Verone’ - da cui il Podestà arringava il suo popolo, si ha un primo assaggio dello straordinario patrimonio d’arte qui ospitato. Sotto le antiche arcate, si ammirano importanti sculture monumentali, alcune delle quali provenienti dal giardino di Boboli o da Palazzo Vecchio. Il pezzo più antico è un bellissimo sarcofago romano decorato con due delfini, un tempo utilizzato come base per una fontana. Tra le opere del Cinquecento, spicca la grandiosa statua di Oceano, destinata a decorare il giardino di Boboli dove, oggi, se ne trova una copia. E, come unico esemplare di scultura ottocentesca, vi è il celebre Pescatore in bronzo di Vincenzo Gemito che ritrae, in modo estremamente realistico e allo stesso tempo delicato, un ragazzino intento alla pesca.

L’ambiente, nel suo insieme, restituisce bene l’atmosfera di un tempo: sulle pareti del porticato sono ancora affisse le insegne dei quartieri cittadini e, al centro del cortile, un pozzo sta a ricordare l’antico patibolo, dove venivano eseguite le condanne a morte. Nelle tante sale del museo si sviluppa uno straordinario itinerario artistico, che include opere classiche, medioevali e rinascimentali di eccezionale fascino e pregio.

La sala più visitata è quella dedicata a Donatello, con alcune delle opere fondamentali dell’artista, oltre ad alcune sculture del primo Quattrocento fiorentino. A spiccare, è il celeberrimo David in bronzo, collocato su una base di marmo con figure di arpie. È un’opera rivoluzionaria, è il primo nudo del Rinascimento dai tempi dell’arte antica, realizzato a grandezza naturale e a tutto tondo. Donatello raffigura David come un giovane fiero, dal corpo flessuoso e levigato. Fantastica l’espressione del viso, che tradisce la malizia dell’adolescente che ha appena compiuto un’impresa eroica.

La scultura è concepita per essere osservata da ogni punto di vista e, ruotandovi attorno, si scoprono dettagli diversi: la veduta posteriore, ad esempio, rivela tutta la sensualità del corpo ancora adolescente, mentre, di lato, spicca il caratteristico profilo dell’elmo a punta. L’eroe ha gli attributi del personaggio biblico - la spada e la testa di Golia ai piedi - ma porta i calzari alati del dio Mercurio, simbolo del commercio e degli aspetti più pratici e quotidiani della vita. L’opera venne perciò interpretata in senso più ampio, come il trionfo delle virtù civiche sulla brutalità del potere. La folla, durante una sommossa, lo trafugò da palazzo Medici, per il quale era stato realizzato, e lo trasportò in palazzo Vecchio, come simbolo della libertà repubblicana. Passò poi a decorare una sala di Palazzo Pitti, e giunse, nel Settecento, agli Uffizi, da cui fu infine prelevato per confluire nella ricca collezione del nuovo museo.

Altri capolavori di Donatello sono l’Attys e il celebre San Giorgio, realizzato in origine per una nicchia a Orsanmichele. La figura del santo, in leggera torsione, sembra dominare lo spazio, nell’atteggiamento consapevole e fiero. Alla base, nella tradizionale scena del santo che libera la principessa dal drago,

Donatello utilizza per la prima volta la tecnica per la quale è famoso: lo ‘schiacciato’, vale a dire la rappresentazione prospettica della profondità spaziale per piani sovrapposti e, per l’appunto, schiacciati uno sull’altro.

Tra le opere del Quattrocento, non si può perdere la formella in bronzo con il ‘Sacrificio di Isacco’ con la quale Lorenzo Ghiberti si aggiudicò il celebre concorso per la porta del Battistero fiorentino, insieme a quella, di impostazione più moderna, presentata da Brunelleschi.

Altrettanto imperdibile è la sala dedicata a Michelangelo, destinata ad accogliere alcune delle opere scultoree più prestigiose del Cinquecento. Vi sono il Bruto e il David-Apollo, in cui Michelangelo utilizza la rivoluzionaria tecnica del ‘non-finito’: qui la superficie scabra, apparentemente incompiuta, si trasforma in uno straordinario e struggente elemento espressivo. La sala ospita inoltre un altro capolavoro, il Mercurio alato, l’opera più celebre del Giambologna.

Il museo offre anche alcune collezioni straordinarie: quella delle ceramiche, nell’omonima sala, in cui spiccano esemplari di altissimo livello artistico. O l’esposizione, unica nel suo genere, dedicata ad Andrea e Giovanni della Robbia, che portarono ai massimi livelli l’arte della terracotta smaltata. È altrettanto ricca la raccolta di bronzetti, per lo più provenienti dalle collezioni dei Medici. Ve ne sono esemplari importanti, eseguiti da Giambologna e da Cellini, testimonianza di un collezionismo diffuso in epoca medicea, quando principi e granduchi fanno realizzare questi piccoli e preziosissimi tesori da tenere per sé o da far recapitare in dono.

È così che alcune di queste opere, per mano degli ambasciatori fiorentini, attraversano tutta l’Europa e, dove non possono aversi in originale, producono un numero incalcolabile di copie e derivazioni che definiranno un vero e proprio stile e un linguaggio universale. Infine, non può mancare la visita all’armeria del Palazzo. Le sale accolgono quel che rimane della storica ‘Armeria medicea’, una delle più importanti collezioni d’armi al mondo, che poteva vantare quasi 10.000 pezzi. A partire dal Settecento, purtroppo, gran parte della raccolta fu venduta a peso di ferro e dispersa in tutto il mondo.

Al Bargello sono esposti esemplari di ogni genere, per un millennio di storia. Vi sono armi da parata, da guerra, da caccia, oltre a quelle utilizzate durante i tornei e le giostre sportive.

È in questa storica sala che può degnamente concludersi la visita al Bargello: in questo museo, più che altrove, all’arte si coniuga la storia, in una straordinaria e indimenticabile immersione nella bellezza.