Galleria dell'Accademia

Alla fine del 1700, il granduca di Lorena Pietro Leopoldo, sovrano illuminato e amante delle arti, decise di riunire in un solo spazio tutte le scuole di disegno di Firenze, dando vita alla prima Accademia delle Belle Arti della città. Nei locali di due antichi conventi, uno dei quali adibito a ospedale, venne inoltre realizzata una galleria espositiva: il luogo era concepito per fornire agli studenti gli esempi dei grandi capolavori del passato, in modo che potessero esercitarsi e studiare.

Fu dunque a scopo didattico che vennero selezionate esclusivamente opere di scuola fiorentina, dal momento che la si considerava l’unica veramente esemplare nella perfezione del disegno. In particolare, la scelta fu ristretta alle opere del Rinascimento, periodo nel quale Firenze detenne il primato indiscusso nell’Arte.

Nel tempo, il patrimonio si è notevolmente incrementato e oggi la galleria è un vastissimo museo che espone numerosi e splendidi capolavori. Vi è incluso, inoltre, il Museo degli Strumenti Musicali, divenuto parte del complesso dal 1996.

In realtà, è un’opera in particolare a richiamare l’attenzione dei numerosi turisti: si tratta del celeberrimo David di Michelangelo, una delle sculture più famose al mondo, che fa della Galleria una tappa davvero irrinunciabile nell’itinerario turistico della città.

La statua fu trasferita in Galleria soltanto nel 1873 e venne collocata in una Tribuna progettata appositamente dall’architetto Emilio De Fabris, lo stesso a cui si deve il completamento della facciata del Duomo cittadino. La collocazione del David fu accuratamente studiata in senso scenografico, in modo che risultasse all’apice di un percorso espositivo unitario. L’effetto è veramente mozzafiato: il David si impone per la straordinaria fierezza della posa, l’atteggiamento guardingo, la tensione dei muscoli e il virtuosismo dei particolari anatomici.

Allo stesso modo, Michelangelo rappresentava le virtù morali dell’uomo del Rinascimento, padrone e artefice del proprio destino. La statua, fin dall’età dei Medici divenne il simbolo della città. Fu creato come uno dei personaggi che avrebbero dovuto decorare la facciata del Duomo, ma alla fine una commissione di esperti decise di collocarla di fronte al Palazzo Pubblico (divenuto poi Palazzo Vecchio).

Degli antichi calchi in gesso delle opere rinascimentali, oggi rimane quello del celebre Ratto delle Sabine del Giambologna, il cui originale è nella Loggia dei Lanzi in piazza della Signoria, e che è qui esposto nella sala del Colosso. Nella Galleria si trova inoltre una notevole raccolta di dipinti che illustrano la pittura fiorentina dal Duecento all’Ottocento, tra cui spiccano capolavori di Botticelli, Perugino, Pontormo. In particolare le opere di Botticelli, per le quali fu ideata una collocazione apposita ai primi del Novecento, divennero veri e propri oggetti di culto, generando grande entusiasmo nel pubblico. I dipinti del Maestro divennero un polo di attrazione capace persino di offuscare, anche se solo temporaneamente, il David.

Fanno inoltre parte della collezione i famosissimi prigioni di Michelangelo, che un tempo decoravano la grotta del Buontalenti nel giardino di Boboli. La fama di queste quattro figure di schiavi, dal fisico massiccio tipicamente michelangiolesco, è dovuta soprattutto alla tecnica del non-finito: sembra che dalla materia grezza traspaia lo sforzo della figura di liberarsi e aprirsi alla vita. Per Michelangelo, non si tratta semplicemente dell’uso di un principio stilistico, quanto di una vera e propria concezione filosofica: anche l’anima umana, imprigionata nel corpo, lotta quotidianamente per realizzare la propria liberazione.