Castel Sant'Angelo, Roma Italia
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- Ponte Castel S'Angelo -

Fin dai tempi di Adriano esisteva sul Tevere un ponte di collegamento all'originario mausoleo, il 'pons Aelius'- del quale rimangono solo le tre arcate centrali - poi trasformato in uno dei più scenografici percorsi barocchi sul fiume, grazie alla notevole sequenza di statue di angeli con i simboli della Passione, ideata da Gian Lorenzo Bernini.

Nel Quattro-Cinquecento il ponte aveva un aspetto completamente diverso da quello attuale: le statue non vi erano state ancora collocate mentre il camminamento era occupato da venditori ambulanti di oggetti sacri, ad uso dei numerosi pellegrini che lo attraversavano. In effetti, era uno dei percorsi più frequentati dai pellegrini in visita a San Pietro. Con il trasferimento dei papi ad Avignone il ponte cadde in stato di abbandono e non vi furono restauri, ad eccezione della decisione dell'antipapa Giovanni XXIII (1410-15) di bruciare le botteghe, ritenute troppo ingombranti per il traffico.

La cattiva manutenzione portò a un tragico evento, in occasione del Giubileo del 1450. Una mula imbizzarrita causò una tale pressione tra la folla in allarme, che furono addirittura duecento i morti tra coloro che rimasero schiacciati sul ponte e quelli che caddero nel fiume.  L'incidente spinse il papa Niccolò V ad intervenire, con la costruzione di una porta fiancheggiata da due torri sul lato del castello, di un loggiato – ad opera di Leon Battista Alberti – e di due cappelle, ad una estremità del ponte, in memoria delle vittime. Ha inizio nel 1488 circa la brutale usanza di esporre le teste dei decapitati sulle spallette, e di appendere gli impiccati alle forche issate sul ponte.

Durante il Sacco di Roma le due cappelle furono utilizzate dai Lanzichenecchi per sparare con gli archibugi su Castello, in seguito furono demolite e sostituite con due statue di San Pietro e San Paolo, tuttora esistenti.

È da qui, probabilmente, che nasce l'idea di decorare il ponte con delle statue e prese piede quando, in occasione dell'arrivo a Roma di Carlo V nel 1536, papa Paolo III (1534-49) ne commissionò addirittura quattordici, anche se, in realtà, le statue, realizzate da Lorenzo Lotti, furono soltanto otto e vennero poi eliminate. Ma l'idea di rendere scenografico il ponte restò, e fu Clemente IX a commissionare al Bernini i celebri dieci Angeli con i simboli della Passione – opera degli allievi e seguaci dell'artista, che ne diresse l'esecuzione.

Partendo dal lato opposto al Castello, oltre le statue di S. Pietro e di S. Paolo, collocate nel 1534, si incontrano: l'Angelo con la spugna, l'Angelo con la lancia, l'Angelo col cartiglio, l'Angelo con la croce, l'Angelo con la veste e i dadi, l'Angelo con la corona di spine, l'Angelo con il Volto Santo, l'Angelo con il flagello e l'Angelo con la colonna.

L'Angelo con la corona di spine e l'Angelo con il cartiglio erano state, in realtà, eseguite personalmente da Bernini, ma il Papa, che intendeva portarle nella sua città natale, ordinò di sostituirle con delle copie. Il Papa morì prima di compiere il trasloco e il Bernini, che per le due statue non era stato pagato né intendeva pagarlo il nuovo papa, si fece consegnare i due angeli e se li tenne nella sua abitazione, in via della Mercede. Un nipote di Bernini, nel 1729, cedette infine i due angeli alla vicina chiesa di Sant'Andrea delle Fratte, dove tuttora si trovano.