Isola Tiberina

L'Isola Tiberina è un luogo da sempre misterioso, avvolto dalla leggenda, circondato dal fiume e legato indissolubilmente alle origini di Roma. L'isola sin dalla preistoria costituiva il punto più facile per attraversare il fiume verso le vie del commercio a Nord e a Sud di Roma e non fu un caso che proprio di fronte alla Tiberina sia nato il primo e più antico porto fluviale della città.

Questo singolare pezzo di terra in mezzo al Tevere veniva chiamato dai Romani “tra due ponti”. L'isola infatti era collegata alla terraferma dal ponte chiamato Cestio, dal nome del suo costruttore e dal ponte Fabricio, chiamato anche "Ponte dei Giudei", per la sua vicinanza al Ghetto ebraico.

A quest’ultimo è legata una terribile leggenda: al suo imbocco si trovano quattro teste di marmo per ogni lato, si racconta che fossero le teste di quattro architetti incaricati da Sisto V dei restauri sull'isola, questi, evidentemente in disaccordo col Papa, a fine lavori furono decapitati! Al di là del racconto popolare, le teste di marmo sono otto e risalgono all’epoca romana. L'aneddoto probabilmente è dovuto alla fama di "tagliateste" che aveva contraddistinto il pontefice per la sua politica di dura repressione della criminalità.

L’Isola Tiberina ha origini antichissime, da ricercare nelle numerose leggende legate alla sua nascita: sembra che sia sorta su un'antica nave, della quale mantiene ancora la forma. I Romani, per alimentare ulteriormente la leggenda, costruirono sull’isola una prua e una poppa in pietra, dandole la forma di un'imbarcazione da guerra, con un obelisco al centro come albero maestro!

Anche la presenza degli ospedali sull’isola, è collegata a un’altra antica leggenda: lo storico Livio racconta che a causa di una terribile pestilenza che si era abbattuta sulla città, i Romani, per chiedere all'oracolo come porre fine all’epidemia, si spinsero fino in Grecia, a Epidauro, dove sorgeva il più grande santuario del dio della medicina Esculapio. I sacerdoti del dio consegnarono agli ambasciatori romani un serpente sacro. Questo, sulla via del ritorno, proprio mentre la nave giungeva nel porto del Tevere, si gettò in acqua e strisciando fino all'isola, si nascose nella fitta vegetazione.

A Esculapio fu dedicato sull’isola anche un tempio: aveva una fossa piena di serpenti sacri al dio, che venivano nutriti dai sacerdoti. Fu così che l’isola venne consacrata al dio della medicina e da allora assunse la fama di luogo di guarigione e di ospedali. La Tiberina in realtà era un eccellente luogo di cura perché garantiva un sicuro isolamento rispetto alla comunità urbana; non a caso durante la peste del Seicento l'intera isola fu trasformata in lazzaretto. Nell’anno Mille, al posto del tempio di Esculapio, sorse la chiesa di San Bartolomeo, che oggi ha una facciata barocca.

Accanto al tempio c’era un portico dove si applicava una singolare pratica terapeutica, l'"incubatio": consisteva nel tenere i malati al freddo e senza cibo per alcuni giorni, perché si purificassero. Questi poi dovevano raccontare i sogni che avevano avuto ai sacerdoti, che avrebbero diagnosticato il male: era una tecnica rudimentale antenata della psicoanalisi, ma l’efficacia del metodo è tutta da dimostrare!

I Romani edificarono sull’isola altri due templi: uno di questi era dedicato a Faunus, che proteggeva le partorienti. Non a caso ancora oggi, l’ospedale sull’isola è noto per avere un ottimo reparto maternità. In linea con la vocazione dell'Isola Tiberina, infatti, nel Medioevo qui fu costruita una struttura che serviva a ospitare pellegrini, poveri e malati e più tardi diventò l'ospedale tuttora in funzione. Il suo nome, "Fatebenefratelli", sembra che derivi dalla cantilenante esortazione che i frati-medici dell'ospedale, ripetevano in continuazione girando per le strade.

Nel corso degli anni i "Fatebenefratelli" migliorarono notevolmente le condizioni precarie e malsane in cui avevano trovato l'ospedale e furono sempre loro a occuparsi dei restauri della seconda chiesa dell'isola, quella di San Giovanni Calibita. Sulla facciata della chiesa si trova la copia di un affresco che raffigura la Madonna della Lampada; anche questa fu protagonista di due eventi miracolosi: pare che la sua fiamma, sommersa da una piena del Tevere, non si fosse spenta e sembra che più tardi la stessa Madonna, in vista dell'invasione Napoleonica, abbia pianto!

L’isola è annunciata da ciò che rimane di un ponte leggendario, Ponte Emilio, chiamato familiarmente dai romani "Ponte Rotto": in realtà fu il primo ponte in pietra di Roma e fu restaurato più volte a causa della turbolenza del Tevere; ma alla fine il fiume ebbe la meglio, lasciando solo i pochi resti superstiti che vediamo oggi.

La vita in mezzo al Tevere, non è sempre stata facile, soprattutto per via delle piene così frequenti, che hanno fatto parte della storia di Roma per oltre 2600 anni.

Passeggiando per il centro è facile notare sulle facciate delle case delle targhe che ricordano i livelli impressionanti raggiunti dalle acque del fiume durante le inondazioni. Basti pensare che il Tevere in piena superava i 17 metri all’interno della città e l’acqua molto spesso arrivava fino al centro, tanto da costringere la gente a muoversi in barca! Lo stesso ospedale sull’Isola Tiberina è apparso più volte sul punto di essere invaso dall’acqua, ma non tutti sanno che gli oblò che chiudono le finestre dei piani seminterrati sono a tenuta stagna e a prova di inondazione! Fu nel 1870, dopo una delle più disastrose alluvioni, che si decise di arginare il Tevere con gli alti muraglioni di travertino che vediamo ancora oggi e che se da un lato hanno evitato ulteriori esondazioni, dall’altro, purtroppo hanno modificato inevitabilmente il volto di Roma e il suo rapporto col fiume.

Qualcuno, per risolvere il problema, propose anche di spianare l'isola Tiberina per allargare il letto del fiume. Fortunatamente la stravagante idea non andò mai in porto e l’Isola resta ancora lì, pittoresco luogo di cura, di passeggiate romantiche e punto di vista privilegiato per osservare scorrere da vicino il biondo Tevere.