Basilica di Santa Sabina

L’Aventino, uno dei colli più pittoreschi di Roma, affacciato sul Tevere, è un piccolo gioiello che custodisce da millenni splendidi capolavori d’arte e d’architettura coronati da panorami fra i più spettacolari di tutta la città. Dopo un primo tratto in salita appare la splendida, antica basilica di Santa Sabina. Sabina era una ricca matrona vissuta nel IV secolo, decapitata sotto l’imperatore Vespasiano o forse sotto Adriano, perché si era convertita al cristianesimo. La basilica fu fondata proprio dove sorgeva la casa della martire e, come si usava all’epoca, per costruirla vennero riutilizzati materiali antichi, fra cui 24 colonne di marmo provenienti dal tempio di Giunone Regina che sorgeva lì vicino. 

La chiesa subì numerosi cambiamenti nel corso dei secoli e fu testimone e ambientazione di numerose vicende storiche. Nel 590 da Santa Sabina partì la processione promossa da papa Gregorio Magno per scongiurare la terribile pestilenza che affliggeva Roma e che cessò quando l’Arcangelo Michele apparve sul Mausoleo di Adriano, che da allora si chiamò Castel Sant’Angelo. Nel IX secolo la chiesa venne inglobata in un fortino e due secoli dopo diventò la fortezza della famiglia Savelli. Più tardi papa Onorio III la donò a San Domenico di Guzman, il fondatore dell’ordine dei Domenicani. Questi visse e operò nel monastero.

L’interno della chiesa fu restaurato in pieno stile barocco, prima da Domenico Fontana, poi da Borromini. Dopo il 1870, quando i monasteri furono soppressi, la chiesa venne trasformata in lazzaretto e poi diventò la prima lavanderia a vapore di Roma! L’ultimo, pesante restauro, fu opera di Antonio Muñoz, architetto al servizio di Mussolini, che cercò di riportare la chiesa all’aspetto delle origini, con molte forzature, come è facile notare con un po’ di attenzione.

Alla chiesa si accede da un portico sul lato della piazza, attraverso un atrio circondato da colonne antiche che custodisce parte dei frammenti rinvenuti negli scavi. Il portale della basilica è un piccolo gioiello in legno di cipresso che risale al V secolo: fu restaurato nel 1800, ma solo 18 dei 28 pannelli originari sono sopravvissuti. Rappresentano scene del Nuovo e dell’Antico Testamento, e osservando con attenzione si può scorgere qualche ritocco legato al momento storico: nel pannello che raffigura gli Ebrei guidati da Mosè che attraversano il Mar Rosso, il volto del Faraone è stato modificato con le sembianze di Napoleone! Un’evidente nota polemica da parte del restauratore che non doveva davvero nutrire molta simpatia per il francese, nonostante questi fosse morto quindici anni prima!

La chiesa, come le prime basiliche cristiane, è a tre navate, divise dalle 24 colonne antiche riutilizzate e con grandi finestre nella parte più alta che danno luce alla chiesa e che un tempo illuminavano scintillanti mosaici. L’imponente abside è decorata con un affresco che rappresenta Cristo fra gli apostoli. La cosiddetta “schola cantorum”, al centro della navata, è in realtà frutto di un restauro anacronistico di Muñoz che nel 1936 la creò di sana pianta riutilizzando le lastre di marmo decorate ritrovate nella chiesa.