Fontana dei Quattro Fiumi (Piazza Navona)

Dalla penombra di vie antiche e tortuose del centro storico, si scopre improvvisamente la grandiosa magnificenza di Piazza Navona, nata come luogo di spettacolo e ancora oggi spettacolare scenografia a cielo aperto; un miracolo architettonico nel cuore della città eterna, pieno di capolavori in perfetta armonia tra loro.

Lo sguardo dello spettatore, è attratto subito dalla Fontana dei Quattro Fiumi che svetta, splendida e imponente al centro della piazza, dominando con la sua mole e i suoi personaggi che sembrano quasi prendere vita dal fragoroso scorrere dell’acqua.

I quattro giganti nudi che la compongono sono le personificazioni dei maggiori fiumi dei continenti allora conosciuti: il Nilo, con la testa velata perché all’epoca non se ne conoscevano le sorgenti rappresenta l’Africa, il Gange l’Asia, il Danubio l’Europa e il Rio della Plata le Americhe.

I giganti di marmo sono adagiati su uno scoglio di travertino al centro di un paesaggio scavato da grotte e ornato con fiori, piante esotiche e animali. Se ne contano addirittura sette tutto attorno alla fontana: un cavallo, un mostro marino, un serpente, un delfino, un coccodrillo, un leone e un dragone. In alto sulla cima dell’obelisco spicca una colomba, simbolo dello Spirito Santo e stemma del pontefice che aveva commissionato la fontana.

Questa meravigliosa opera di Gian Lorenzo Bernini può essere anche letta come una spettacolare metafora: la grazia divina, simboleggiata dalla Colomba, si riversa sulla Terra e sui quattro continenti i cui fiumi alimentano con i loro getti l'oceano, simboleggiato dalla vasca. Questo era un tema estremamente caro al pontefice, il cui stemma venne riprodotto più volte per precisare il suo ruolo di intermediario terreno della volontà divina.

Il gruppo di sculture è sovrastato da un gigantesco obelisco egiziano, in realtà si tratta di una imitazione romana realizzata al tempo dell’imperatore Domiziano. Nel progettare la composizione della fontana Bernini tenne in considerazione il significato dei geroglifici egizi sull’obelisco, facendosi aiutare da un celebre gesuita del tempo per decifrare le iscrizioni.

L’obelisco svetta su di un vuoto davvero spettacolare, tanto che al tempo la fontana fece addirittura preoccupare per la sua stabilità!

Le cronache riportano infatti che alcune malelingue avessero sparso un giorno la voce che l'obelisco fosse ormai prossimo al crollo. Bernini si presentò alla folla che si era radunata per assistere al disastro annunciato e, per tutta risposta, con un discreto senso dell’umorismo, fissò alla base dell'obelisco quattro sottilissime cordicelle di spago che attaccò con dei minuscoli chiodini ai muri delle case circostanti, annunciando solennemente infine, che “le giuste precauzioni per scongiurare il crollo erano state adottate”.

Assolutamente insolito fu anche il modo in cui Bernini era riuscito a ottenere la commissione della fontana: papa Innocenzo X Pamphilj aveva infatti già affidato il progetto a Borromini - al tempo era ben nota la rivalità fra i due - ma Bernini riuscì ad aggiudicarsi la realizzazione grazie alle simpatie di Donna Olimpia, l'avida e potente cognata del papa, nota alla popolazione più per il suo pessimo carattere che per le sue virtù. Bernini le inviò in dono un modellino d’argento della Fontana; il pontefice lo vide “per caso” e ne rimase folgorato, così abbandonò il progetto di Borromini e commissionò l'opera a Bernini.

Il popolo non mancò di diffondere leggende sulla fontana, alimentate anche della rivalità fra i due artisti. Così si credeva che la statua del Nilo si coprisse il volto per non vedere la chiesa di Sant'Agnese in Agone, realizzata da Borromini proprio di fronte; il Rio della Plata, che si fa schermo con la mano, sembrava temere il crollo della chiesa, e la statua di Sant'Agnese, sulla facciata, con una mano sul petto, pareva rassicurare il fiume sulla sua stabilità; si tratta ovviamente di dicerie infondate, dato che la fontana venne costruita prima della chiesa.