Colonna Traiana

La Colonna Traiana, che svetta al centro di quello che era il cortile d’ingresso del maestoso Foro di Traiano, celebrava la massima espansione di Roma raggiunta proprio grazie all’imperatore e con i suoi 40 metri di altezza ricordava quanto era alto il colle che fu sventrato per far posto al Foro. È un monumento unico, sia perché per la prima volta la storia di una grande conquista fu raccontata dall’inizio alla fine scolpita su una colonna, sia perché ci fa conoscere, come in un fumetto di pietra, le ingegnose tecniche di guerra dei Romani.

La colonna è completamente avvolta da un bellissimo bassorilievo che come un nastro corre a spirale attorno al fusto. Sembra un libro che attraverso le immagini racconta le imprese vittoriose di Traiano in Dacia, l’attuale Romania. Non a caso a quel tempo i libri erano proprio degli enormi rotoli di pergamena!

Oggi appare completamente bianca, ma in origine, come in gran parte dei monumenti romani, le figure erano colorate, mentre le spade e le armature erano interamente rivestite di bronzo dorato, particolari che dovevano renderla risplendente di luci e di colori e che purtroppo sono andati perduti per sempre. Fu un’opera mai realizzata prima e un’idea talmente innovativa da essere ripresa, più tardi, nella colonna di Marco Aurelio e molti secoli dopo anche da Napoleone a Parigi!

La qualità dei rilievi e l’intensità delle scene rendono la Colonna Traiana il massimo capolavoro della scultura romana di tutti i tempi. Oggi è certo che l’autore di un’opera così maestosa fu un unico grande artista, chiamato il “Maestro delle Imprese di Traiano”. In soli cinque anni scolpì sulla colonna ben 2500 figure. Di certo si era reso conto che, a causa dell’altezza, gli spettatori non avrebbero potuto seguire tutto il racconto dall’inizio alla fine, così escogitò un geniale espediente: scolpì più volte, su più lati e a varie altezze le scene fondamentali, perché potessero essere ammirate da punti di vista diversi.

La colonna aveva lo stesso scopo degli archi di Trionfo: voleva celebrare le imprese compiute dall’Imperatore e dall’esercito, raccontando le battaglie cruente, la sottomissione dei nemici e persino i paesaggi di quelle terre lontane che la gente comune non avrebbe avuto la possibilità di visitare. Era anche un modo per far conoscere ai Romani quanto terribili dovevano apparire quei nemici dalla corporatura possente.

Ma era anche un documento che serviva a raccontare per immagini le imprese di Traiano: l’imperatore è rappresentato mentre segue attento ogni fase della guerra, incita l’esercito e riceve gli ambasciatori. La colonna è anche un monumento alla Concordia, e celebra Traiano come capo e condottiero, ma alla pari di tutti i soldati e dei cittadini. I rilievi esaltano tutto l’esercito senza distinzioni, compresi i legionari, gli alleati e persino i medici militari.

Traiano rende omaggio a tutti gli dèi, anche quelli dei nemici e in cambio viene osservato con benevolenza dal dio Danubio e aiutato da Giove che scaglia i suoi fulmini contro i Daci. Per i Romani infatti era fondamentale il rispetto per tutti i culti, anche quelli stranieri che venivano preservati e portati anche a Roma.

Infine la colonna aveva anche la funzione di accogliere la tomba dell’Imperatore. La base custodiva al suo interno l’urna d’oro che conservava le sue ceneri. Secondo la legge romana era vietato seppellire i morti dentro le mura della città, ma Traiano superò il divieto per inviare un chiaro messaggio politico: l’imperatore doveva rimanere in mezzo al popolo e considerarsi un servitore dello Stato. Grazie alla maestosità del foro, l’immensità della piazza, l’enorme altezza della colonna, di certo nessun romano, avrebbe mai dimenticato i frutti del suo buon governo, un esempio anche per i suoi successori.

La colonna è riuscita ad arrivare a noi così integra, anche perché nel Medioevo era data ogni anno in appalto al miglior offerente che faceva pagare l’ingresso ai turisti del tempo, per salire in cima, attraverso la scala a chiocciola all’interno e ammirare il panorama dei Fori Imperiali. Ma è anche un’opera di ingegneria perfetta e i suoi diciotto cilindri di marmo bianco furono connessi tra loro con una maestria tale che riuscì a resistere, al contrario del foro di Traiano, a vari terremoti che colpirono Roma nel corso dei secoli e ancora resta in piedi, nel cuore della città, per raccontare anche a noi la grandezza dell’Impero Romano.