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- Il Carnevale di Venezia -

Sono addirittura migliaia i turisti che oggi si riuniscono a Venezia in occasione del suo spettacolare Carnevale e festeggiare in maschera, immersi nelle magiche scenografie di questa città, significa essere protagonisti di un'esperienza davvero eccezionale. Le inquietanti e misteriose maschere veneziane che occhieggiano tra i vicoli della città sono ormai parte del nostro immaginario e fanno da irresistibile richiamo a quella che è senz'altro una delle esperienze più uniche al mondo: rivivere nella Venezia del '700.

Vestirsi in maschera è sempre stato per i Veneziani qualcosa di più che un semplice divertimento, è tuttora una tradizione fortemente sentita e radicata nella cultura popolare.

Foto del Carnevale di Venezia (Carnevale di Venezia photo gallery)

I veneziani avevano fama d'essere libertini e trasgressivi, e adoperavano la maschera non solo in occasione del Carnevale ufficiale. Mascherarsi, a Venezia, voleva dire potersi concedere libertà altrimenti proibite: si potevano beffeggiare i potenti, giocare d'azzardo senza temere d'essere scoperti, osare nelle conquiste amorose o nelle trattative d'affari, e magari introdursi liberamente nei conventi. E una serie di leggi restrittive sull'uso dei mascheramenti ci dice quanto fosse diffusa quest'abitudine. Nel 1608, per esempio, il Consiglio dei Dieci arrivò ad emanare un decreto, col quale veniva fatto obbligo a qualsiasi cittadino di non usare la maschera se non nei giorni del Carnevale e nei banchetti ufficiali. La maschera, infatti, era consentita durante tutte le manifestazioni importanti, i banchetti e le principali celebrazioni della Serenissima, per esempio nel giorno dell'Ascensione, quando il doge saliva sul Bucintoro, o per il volo della Colombina, quando un volatile di legno faceva cadere sulla folla una pioggia di fiori. I nobili decaduti la indossavano per chiedere l'elemosina in strada e alle donne sposate era addirittura imposta per recarsi a teatro.

Durante il Carnevale, però, l'uso del travestimento significava soprattutto abbandonarsi senza freni al gioco, voleva dire libertà, trasgressione, bonaria follia. I palazzi aprivano le loro corti ai festeggiamenti e ovunque nei vicoli, nei campi e persino sull'acqua si faceva musica e si ballava notte e giorno. L'intera Venezia si accendeva di suoni e colori.

La maschera più diffusa, per la quale i veneziani arrivavano a spendere vere fortune, era la 'bauta': era composta da un ampio mantello a ruota nero che scendeva dalle spalle fino in vita. Sul capo si indossava il tipico cappello nero a tre punte, il tricorno, e sul viso una maschera bianca, chiamata 'larva', con un labbro allargato e sporgente che alterava la voce. La bauta era utilizzata sia dagli uomini che dalle donne, che la portavano nella versione nera d'inverno e bianca d'estate.

C'era poi tutta un'altra serie di maschere che venivano utilizzate in circostanze particolari. Ad esempio la 'moretta': era un'ovale di velluto nero, usato solitamente dalle donne, soprattutto quando si recavano in visita ai conventi. Era una maschera 'muta': si accostava al viso tenendo in bocca un bottoncino interno, che quindi impediva di parlare.

Gli artigiani che fabbricavano maschere si chiamavano 'mascareri'. Appartenevano alla categoria dei pittori, e lavoravano aiutati dai 'targheri', che dipingevano, sulla superficie stuccata, volti dalle più diverse fisionomie.

Anche oggi, passeggiando per Venezia, non è raro incontrare le botteghe degli artigiani che rinnovano questa antichissima tradizione.

Raggiunto il suo massimo splendore nel '700, il Carnevale è tornato a nuova vita a partire dagli anni '80 ed oggi prevede un mese di festeggiamenti, spettacoli, balli, musica e rappresentazioni teatrali, organizzati ovunque nella città. Questo evento richiama fino a milione di visitatori l'anno, che fanno a gara per sfoggiare meravigliosi e spesso costosissimi costumi.

Nell'atmosfera fiabesca del Carnevale, Venezia ritorna ad essere la magica città del '700, dove, come in un sogno, ci può capitare di incontrare a passeggio Giacomo Casanova, di sfilare in gondola con Carlo Goldoni, o di sorprendere una nobile dama in un furtivo convegno d'amore.

E magari, Venezia può riservarci un altro onore: quello di osservare, a due passi da noi, il Doge in persona.