San Gimignano, Italia
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- Benvenuti a San Gimignano -

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Torre Cugnanesi, San Gimignano Foto di San Gimignano


Dalle curve della statale, San Gimignano appare su un'altura annunciata dalle sue celebri torri. È un vero piccolo gioiello, talmente prezioso che l'Unesco l'ha dichiarata “Patrimonio dell'Umanità”. Passeggiare nel centro storico significa tuffarsi nel Medioevo, in un suggestivo assaggio di come doveva essere la città più di settecento anni fa.

Il borgo è racchiuso dalle mura del Duecento, attraversato da due strade principali che si incrociano in due splendide piazze. Torri e case-torri, che appartenevano all'antica aristocrazia dei mercanti e dei finanzieri, si affacciano imponenti sulle strade e si elevano al di sopra degli altri edifici. Alcune sono perfettamente conservate, altre venivano mozzate quando una famiglia prevaleva sull'altra: gli abitanti di San Gimignano, infatti erano noti per essere alquanto turbolenti.

Il luogo dove sorge la città, in altura, strategico per dominare la valle e difendersi dai nemici, era stato già occupato in tempi molto antichi: secondo i ritrovamenti archeologici (tombe, per la maggior parte) si erano già insediati qui gli Etruschi, almeno dal III secolo a.C., poi erano arrivati i Romani che avevano dato alla città il nome di Silvia.

San Gimignano, che diede il nome alla città, era il vescovo santo di Modena e, secondo la tradizione, aveva liberato questo piccolo villaggio dai barbari.

Nel Medioevo la città raggiunse il massimo del suo splendore. Secondo la leggenda Desiderio, il re dei Longobardi aveva abitato qui e Carlo Magno si era fermato in questo splendido luogo.

San Gimignano viene nominata per la prima volta in un documento scritto del 929, un contratto relativo alla donazione di alcune terre al vescovo di Volterra.

La fortuna della città fu la via Francigena che la attraversava. Sigerico, l'arcivescovo di Canterbury, l'aveva percorsa a piedi fra il 990 e 994 da Roma verso l'Inghilterra. San Gimignano fu la diciannovesima tappa del suo viaggio e nelle sue memorie il religioso la chiamò “Sce Gemiane”, all'incrocio della strada tra Pisa e Siena. Nei secoli seguenti la Francigena fu percorsa da migliaia di pellegrini che si recavano a Roma per visitare le tombe dei martiri. Per dare loro ristoro, lungo il percorso sorsero taverne e ricoveri che fecero crescere il commercio, portando ricchezza e benessere.

Nel 998 San Gimignano ebbe per la prima volta una cinta di mura, che includeva anche il colle dove sorgeva la residenza del vescovo. Nel 1150 era un centro molto conosciuto, sia dal punto di vista espansionistico che commerciale.

Pochi anni dopo, nel 1199, la città, diventata Comune, raggiunse il suo massimo splendore economico e conquistò l'indipendenza dai vescovi di Volterra. Ma non fu immune dalle lotte fra Guelfi e Ghibellini. Con questi ultimi i commerci raggiunsero il culmine grazie alla circolazione di prodotti locali pregiati come lo Zafferano, venduto in Italia e esportato all'estero. Anche qui, come negli altri centri della Toscana, si diffuse l'usura e il prestito di denaro a interesse, molti si arricchirono creando un'aristocrazia che iniziò a mostrare il proprio potere costruendo delle torri. Nel Trecento se ne contavano ben settantadue, oggi ne restano quattordici. Inoltre i capitali accumulati furono utilizzati anche per realizzare importanti opere pubbliche che diedero alla piccola città la forma che conserva ancora oggi.

Nel 1255 San Gimignano fu conquistata dai Guelfi di Firenze che ordinarono la distruzione delle mura. Nel 1261, dopo la battaglia di Montaperti i Ghibellini ebbero di nuovo la meglio, le mura furono ricostruite e la città venne suddivisa in quattro contrade, una per ogni porta: Piazza, Castello, San Matteo e San Giovanni.

Dalla metà del Duecento, anche gli ordini religiosi, che in quel periodo iniziavano a diffondersi in tutta Italia, si stabilirono in città portando altro benessere.

Fra i personaggi illustri che soggiornarono qui, ci fu anche Dante Alighieri, che si trovava lì come ambasciatore della Lega Guelfa in Toscana.

La crisi del Trecento non risparmiò neppure San Gimignano, indebolita dalle lotte interne. A rincarare la dose arrivò anche la peste nera del 1348 e le carestie che decimarono la popolazione. La terribile conseguenza fu che la città, ormai stremata si consegnò spontaneamente a Firenze rinunciando alla propria autonomia.

Nonostante il declino, San Gimignano continuò ad essere frequentata da artisti senesi e fiorentini, chiamati soprattutto dagli ordini religiosi per decorare e abbellire i propri edifici. Fra i più famosi ci furono Memmo di Filippuccio, Lippo Memmi, Taddeo di Bartolo, Benozzo Gozzoli, il Ghirlandaio (che lavorò anche nella Cappella Sistina) e molti altri.

Col passare del tempo la città iniziò ad assumere un ruolo sempre più marginale, e la decadenza irreversibile iniziò quando fu occupata, insieme a Siena, dagli Spagnoli di Carlo V e da Cosimo I De' Medici nel 1500. Quest'ultimo, ormai signore della Toscana, proibì qualsiasi spesa che potesse servire a ingrandire o migliorare la città. Le conseguenze furono devastanti e portarono miseria, sicuramente, ma furono le premesse per un miracolo che impedì la distruzione di case antiche e torri e la trasformazione delle chiese in monumenti barocchi. Fu così che San Gimignano si cristallizzò nel suo aspetto antico, diventando lo splendido scorcio di Medioevo arrivato fino a noi.