San Gimignano
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- Palazzo del Podestà: Loggetta museo civico -

La scalinata della Loggia del Giudice porta al piano superiore e attraverso una elegante Loggetta, coperta da una tettoia sorretta da colonne, si accede al Museo Civico.

Il Museo è uno scrigno che racchiude opere preziosissime di autori fiorentini e senesi e moltissime opere d'arte provenienti da edifici pubblici e religiosi della città.

Crocifissi, Madonne, scene bibliche circondano gli spettatori che restano a bocca aperta. Una delle opere più antiche e più preziose è un Crocifisso di legno del 1200, nella prima sala. Il suo autore si chiamava Coppo di Marcovaldo e l'opera è una delle più importanti della pittura toscana del XIII secolo.

In questa stessa sala si ammira anche la “Madonna dell'Umiltà”, datata al 1466 di Benozzo Gozzoli e due tondi che rappresentano una delicatissima Annunciazione del 1483 di Filippino Lippi; infine un'altra Madonna circondata dai santi, un'opera del 1512 del Pinturicchio.

Nella sala si trova anche un dipinto su tavola molto suggestivo di Taddeo di Bartolo che raffigura San Gimignano, il vescovo di Modena. Tutto intorno alla scena centrale, si snodano le storie della sua vita. Il santo tiene in mano la veduta della città che si riconosce distintamente dalla cinta di mura e dalle torri. È affascinante osservare tutti i particolari, vedere com'era San Gimignano nel 1400 e notare quanto poco sia cambiata giungendo intatta fino ai giorni nostri.

Sempre in questa sala, un tabernacolo di legno completamente dipinto, scintillante d'oro e di colori, racconta le storie di San Gregorio e di Santa Fina, che era nata a San Gimignano. Non a caso anche lei mostra la veduta della città. Gli sportelli di legno raffigurano le storie e i miracoli della santa. L'opera risale alla fine del 1300 e in origine custodiva le reliquie di Santa Fina.

Uno dei luoghi più misteriosi del palazzo è la Camera del Podestà. È una stanza all'interno della Torre Grossa, suggestiva anche per le sue dimensioni ristrette. Gli affreschi sono davvero rari, soprattutto per il tema molto singolare che trattano: l'iniziazione sessuale di un giovane signore. L'autore è Memmo di Filippuccio che li realizzò ai primi del Trecento. Alcune immagini sono rovinate, ma si distingue chiaramente il racconto delle prime esperienze amorose del giovane: all'inizio la madre tenta di trattenerlo, le scene seguenti raccontano le prime disavventure e le esperienze di corteggiamento, il bagno con una damigella e infine il giovane che entra in un letto insieme a una donna.

Nella parte più bassa delle pareti si trovano degli affreschi esplicitamente contrari all'amore sessuale: qui compaiono anche Paolo e Francesca, i due amanti clandestini uccisi dal marito di lei, raccontati da Dante nella Divina Commedia,.