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- Basilica di San Petronio -

“La facciata di san Petronio sembra un campo arato e i ruvidi solchi dei mattoni sporgenti hanno il colore delle zolle emiliane, appena ribaltate dal vomere.” È la descrizione fatta da uno scrittore italiano della facciata di San Petronio, la chiesa più famosa e maestosa di Bologna. È la sesta chiesa più grande d'Europa, preceduta solo da San Pietro in Vaticano, Saint Paul a Londra, la Cattedrale di Siviglia, il Duomo di Milano e Santa Maria del Fiore a Firenze. Ha dimensioni imponenti: 132 metri di lunghezza per 66 di larghezza e 45 metri di altezza, mentre la facciata raggiunge 51 metri.

La costruzione della basilica iniziò nel 1390, decisa dal Consiglio dei Seicento del Comune che diede l’incarico all’architetto Antonio di Vincenzo. Fu dedicata a Petronio, il santo patrono della città, di origine greca, che fu vescovo a Bologna nel V secolo. I lavori iniziarono con l’esproprio e l’abbattimento delle numerose costruzioni medievali che si affacciavano su piazza Maggiore, il cantiere si sviluppò dalla facciata verso l'abside.

Quando venticinque anni dopo l’architetto morì, la pianta fu trasformata in una croce latina: la chiesa avrebbe raggiunto così 224 metri di lunghezza, e 150 di larghezza. La Basilica doveva essere la più grande del mondo, ma non tutto andò per il verso giusto: il papa infatti non approvava il fatto che potesse esserci una chiesa più grande di San Pietro, così nel 1650 il governo pontificio iniziò i lavori di costruzione dell'Archiginnasio, attiguo alla chiesa, bloccando la realizzazione dell'ambizioso progetto.

I lavori così andarono incontro a un lungo periodo di stasi per mancanza di finanziamenti, per la difficoltà di realizzare le altissime volte gotiche e soprattutto per la delusione causata dalla mancanza dello spazio necessario per realizzare l'enorme transetto con la cupola, previsti nel progetto originario. La durata del cantiere fece sì, però, che numerosi celebri architetti partecipassero alla costruzione: fra questi Jacopo della Quercia, il Vignola, Baldassarre Peruzzi, il Palladio e infine il romano Giacomo Rainaldi. Della pianta a croce latina fu realizzata solo la metà del braccio più corto e sia la facciata che l’interno della chiesa rimasero incomplete. Fu l'ultima grande opera gotica d'Italia, iniziata poco dopo il Duomo di Milano, ma terminata molto tempo prima.

La facciata della Basilica fu creata seguendo “diagrammazioni” cosmologiche ed esoteriche, misura 60 metri di larghezza e 51 di altezza, ed è divisa in due fasce orizzontali: quella inferiore è decorata con dei marmi nel Cinquecento, e quella superiore con laterizi a vista. Si nota ancora il profilo irregolare, che doveva servire ad ancorare il rivestimento. La parte inferiore, dove si aprono i tre portali, è rivestita di pietra e marmo rosso. Il portale centrale, anche questo rimasto incompiuto, fu realizzato dallo scultore Jacopo della Quercia, che decorò gli stipiti con delle formelle a bassorilievo con Storie della Genesi. Erano così perfette che Michelangelo le studiò attentamente e le riprodusse in alcune delle figure della Cappella Sistina.

L'architrave riporta Scene del Nuovo Testamento, San Petronio e Sant’ Ambrogio e una Madonna col Bambino che Michelangelo definì "la più bella Madonna del Quattrocento". I due portali laterali furono disegnati nel 1500 e furono decorati da numerosi autori. Sulle fiancate della basilica si alternano contrafforti e finestroni in marmo traforato.

Il campanile, alto 65 metri, fu creato alla fine del 1400, ma la singolarità sta nelle quattro campane: sono del XV secolo e vengono suonate manualmente dalle associazioni campanarie cittadine, seguendo l’antica tecnica tradizionale bolognese che forse nacque proprio in questo campanile. Una delle campane viene chiamata “la scolara”, perché scandiva l'inizio delle lezioni universitarie all'Archiginnasio.

Nella penombra dell’interno dalle altissime volte, la basilica custodisce veri e propri tesori. Il gioco di colori degli intonaci e le vetrate colorate, contribuiscono a rendere l’interno, le tre navate e le cappelle laterali ancora più solenni. Sul pavimento della chiesa si trova la più grande meridiana al mondo, realizzata nel 1600. L’ora non è segnata da una linea d'ombra, ma da un cono di luce che disegna l'immagine del sole.

Le ventidue cappelle laterali custodiscono innumerevoli opere d'arte: fra queste una “Pietà” di Amico Aspertini, del 1500 in contrasto con gli stili di Raffaello e di Michelangelo; un San Rocco del Parmigianino, che Vasari nelle sue “Vite”, definisce “in tutte le sue parti bellissimo”; infine la cappella di San Petronio, uno splendido esempio di arte del 1700.

San Petronio contiene anche due organi tra i più importanti d'Italia: quello a destra, del 1475, è il più antico fra i grandi organi esistenti, mentre quello di sinistra, risale al XVI secolo.

Qui è custodito anche uno dei più antichi simboli della fede cristiana in Bologna: le storiche "Quattro Croci" che molto probabilmente, fra il IV e il V secolo, furono sistemate da Sant’Ambrogio o da San Petronio, appena fuori dalle porte della città, su colonne romane, come difesa spirituale di Bologna. Le Croci più tardi furono chiuse in piccole cappelle e rimasero lì per oltre 1300 anni fino a quando non vennero sistemate all'interno della Basilica lungo le navate laterali, dove si trovano oggi.

Nonostante le sue vicissitudini, le dimensioni della Basilica restano comunque maestose: può contenere circa 28.000 fedeli e non a caso nel corso dei secoli ha ospitato numerose cerimonie solenni, fra queste l’incoronazione di Carlo V nel 1530. Dopo il Sacco dei Lanzichenecchi del 1527 infatti, l'ipotesi dell’incoronazione a Roma fu scartata e Bologna, neutrale, con la magnifica basilica di San Petronio, sembrò la scelta più indicata.